«siamo tutti parte di una comunità auguri repubblica»
Musica, balli, discorsi, sfilate, Tricolore, giochi, arte, sport. Anche quest’anno il 2 giugno comasco si colora sì di verde, bianco e rosso, ma soprattutto riempire le strade e le piazze con un programma ricchissimo di eventi. Un martedì speciale per gli 80 anni della Repubblica italiana. Motore dell’iniziativa, il prefetto di Como, Corrado Conforto Galli.
«Il vero valore di questa giornata l’ho imparato grazie alla scuola»
Qual è il suo primo ricordo personale della festa della Repubblica?
Nel periodo della formazione scolastica, sicuramente. Sono stato fortunato ad avere avuto insegnanti capaci di trasmettermi certi valori. Questa è l’importanza dell’educazione. Ed è per questo che abbiamo voluto promuovere iniziative con il mondo scolastico, perché lì ci si forma. Ieri il sindaco di Lurate Caccivio mi ha inviato le foto dei bambini di prima elementare ai quali ha consegnato le bandiere, ecco io credo che per loro il primo ricordo personale della festa della Repubblica e del valore del 2 giugno sarà quel giorno.
Lei ha sempre detto, già lo scorso anno nella prima edizione dell’evento Semm Italian, di voler gettare un seme che possa far germogliare un nuovo sentimento di appartenenza alla Repubblica italiana. Ci siete riusciti?
Quando siamo entrati nelle scuole, a incontrare i bambini, li ho visti molto ricettivi. E ho potuto constatare che molte scuole già autonomamente sensibilizzano i ragazzi. Ma il messaggio più importante, di questo seme, per me è il senso di comunità. L’orgoglio di appartenere all’Italia. Spesso noi siamo esterofili, spesso piagnoni, spesso lamentosi. E però se andiamo a vedere nel nostro intimo siamo orgogliosi delle eccellenze del made in Italy. Ecco, la speranza è tirar fuori ciò che è nascosto in ognuno di noi, perché in fondo in fondo siamo molto più orgogliosi di quella che è la percezione che noi abbiamo dell’essere italiani.
Lei non crede che certe lamentele sul nostro Paese siano giustificate?
Io credo che, alla fine, nonostante tutti i problemi noi arriviamo sempre e meglio di altri alla risoluzione dei problemi, grazie quella capacità organizzativa e di estro che abbiamo. Questo è motivo di orgoglio, ma nascosto, e a noi ci piacerebbe tirarlo fuori. Non solo disfattismo, ma questo minimo comune denominatore che di fatto c’è in tutti noi.
Il valore dell’appartenenza. Lei è andato alla scuola di via Viganò, dove c’è una prevalenza di bambini di seconda generazione, figli di cittadini stranieri ma nati in Italia. Ha avuto la percezione che anche loro sentano di far parte di questo Paese?
Assolutamente sì. Se posso permettermi, il senso del 2 giugno è dare spazio a tutti e tra i tutti ci sono loro che sono cittadini italiani di seconda generazione. E credo che proprio partendo dai bambini delle elementari sia importante cercare di far capire il valore dell’essere parte di una comunità, se vogliamo fare una integrazione reale e seria. Devo dire che la risposta e la volontà e la voglia sono notevoli. C’è un episodio molto bello che avete riportato anche voi, in un vostro articolo che lo dimostra.
Si riferisce?
A quel bambino italo-marocchino che ha detto che vuole fare il maresciallo. E che ha detto di avermi scritto una lettera, che non vedo l’ora di ricevere. Ecco: questo dà la dimensione che le istituzioni sono viste come qualcosa di positivo e che c’è desiderio di integrazione. Da qui l’importanza della consegna del Tricolore a tutti i bimbi di prima, che così ne parleranno con i genitori, con i nonni. È uno stimolo che diamo per riflettere sulla bandiera e sul senso di comunità. E già solo la riflessione per noi è un successo.
Como ha figure storiche di valore che hanno fatto parte dell’Assemblea costituente, personaggi con idee diverse che hanno saputo valorizzare il progetto comune. Quando parla di comunità pensa anche a questo?
Assolutamente sì. L’unione è questa: ritrovarci su determinati valori, a livello di società. Non possiamo avere temi che non siano un simbolo di unione. Non è retorica nazionale, ma il Tricolore è il simbolo di una comunità, il 2 giugno è la festa di tutti gli italiani. Ma davvero tutti.
Il programma degli eventi della festa, la prossima settimana in città, è fittissimo e abbraccia tutte le generazioni. Si riferisce a questo?
Generazioni, ma non solo. Quando dico tutti intendo proprio tutti. Prendiamo il “Pranzo Repubblicano”, che abbiamo organizzato qui in piazza Volta. Abbiamo voluto un evento a un prezzo accessibile a chiunque dando la possibilità a tutti di partecipare. Perché sia un simbolo, perché ci si senta davvero di appartenere ognuno alla medesima realtà. In Italia le famiglie e le comunità si ritrovano spesso a tavola, e questo vuole essere evento simbolico.
Cosa significa, per lei, sentirsi parte della comunità italiana?
Prendersi cura dei valori fondamentali. Significa creare un argine al diffuso disinteresse che esiste. Se creiamo un senso di appartenenza, sarà più facile che qualche ragazzo diventi volontario di Protezione civile, sarà più facile che qualche adulto rimpolpi le fila del soccorso sanitario, sarà più facile che qualcuno si impegni a fare una lista nel suo paese, vista la difficoltà a creare liste comunali.
Ha parlato di volontariato. Il mondo del terzo settore è molto eterogeneo. Nelle associazioni della nostra provincia quel seme di cui lei parla lo vede?
Il nostro è un territorio ricchissimo sotto il profilo delle iniziative di solidarietà, di associazionismo, di volontariato. Lì quel seme c’è, certo. Ma rispetto al passato anche questo mondo è più in crisi. Per questo vogliamo rispolverare la base di sentirsi parte e di conseguenza dare tempo ed energie in favore degli altri. E lo si può fare in mille modi. Non è buonismo di maniera: se si creano almeno queste basi minime, sulle quali trovarsi tutti d’accordo, qualsiasi tipo di ragionamento parte da un livello superiore. Evitiamo di perdere tempo su divisioni inutili.
Gli eventi organizzati a Como per martedì prossimo sono numerosissimi. Non sono un po’ troppi?
Abbiamo voluto arricchire l’evento dello scorso anno e ci siamo spinti a trovare nuove idee perché ho riscontrato la voglia di aumentare gli obiettivi e le occasioni di coinvolgimento. Ho trovato, nella società comasca, un sentimento molto forte non solo di partecipazione ma di diffondere i valori comunitari. Poi abbiamo creato eventi pensando a tutti: dal volontariato allo sport, dai giochi per i bambini fino ai momenti di incontro per gli adulti e gli anziani, la musica per coinvolgere i giovani.
A proposito di giovani, spesso siamo portati a parlare di loro in termini negativi, quando pensiamo al fenomeno baby gang, ad esempio, o quando raccontiamo del disagio sociale di molti. Voi invece avete un riscontro diverso, mi sembra di capire.
La nostra generazione molto spesso parla del distacco dei giovani, della loro indifferenza. Esiste, per carità, ma forse qualche domanda dovremo porcela noi come genitori, come adulti ma anche come istituzioni circa i ragazzi, perché la voglia di partecipare dei giovani esiste ed è una energia immensa. Ma sta a noi trovare la forma e la formula per coinvolgerli. Quindi abbiamo cercato di dar spazio anche a loro, ad esempio con il concerto del pomeriggio in piazza Cavour delle band finaliste del Como Youth Sound, con il vincitore che aprirà il concerto al Sinigaglia la sera.
Infine, qual è stato il momento più emozionante che si è portato a casa rispetto al 2 giugno dello scorso anno?
La voglia di partecipazione che ho visto. Non parlo tanto o solo dell’organizzazione, che mi emoziona ogni volta, ma della partecipazione dei cittadini, delle famiglie. La voglia di esserci. La voglia di far parte di qualcosa. Istituzioni e persone le une accanto agli altri. Anche per questo 2 giugno sto vedendo gran voglia di partecipare. E, infine, mi lasci dire una cosa.
Prego.
Mai come quest’anno il privato, il privato sociale, il terzo settore, tutti hanno voluto dare il loro contributo ed essere coinvolti in questo evento e lo hanno fatto perché hanno condiviso il messaggio che vogliamo dare. Semm Italian: facciamo parte tutti di una meravigliosa comunità.
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