A Como salari più bassi della media. Part-time un occupato su quattro

Report Retribuzione media annua di 25 mila euro, in Lombardia si superano i 30 mila euro. Esposito: «Serve un lavoro che consenta alle persone di vivere e progettare il proprio futuro»

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In provincia di Como la retribuzione media si attesta a 25.167,68 euro, (+3,80% nel 2024 sul 2023) mentre la platea dei lavoratori registra una crescita contenuta, +0,35% arrivando a 185.214. Il part-time coinvolge il 28,19% degli occupati comaschi, mentre il 70,73% raggiunge le 52 settimane lavorate.

È quanto emerge dal rapporto “Lombardia e Province – Il valore del lavoro. Retribuzioni, continuità e qualità del lavoro”, basato sui numeri dell’Osservatorio Inps.

«I dati regionali trovano una conferma preoccupante anche nel territorio comasco, dove salari più bassi della media lombarda si confrontano con un costo della vita sempre più elevato – dichiara Dario Esposito coordinatore Uil Lario – A Como il lavoro non manca, ma troppo spesso non garantisce reddito sufficiente, stabilità e possibilità di costruire un futuro».

«Il rischio è quello di alimentare una spirale di precarietà che colpisce soprattutto giovani, donne e lavoratori dei settori più fragili - prosegue Esposito - Per questo è necessario intervenire sulla qualità dell’occupazione, rafforzando i contratti, contrastando il part-time involontario e aumentando salari e stabilità. Il territorio ha bisogno di lavoro che consenta davvero alle persone di vivere e progettare il proprio futuro». A livello regionale nel 2024 la platea dei lavoratori dipendenti del settore privato non agricolo sale a 3.776.242 (+1,55% rispetto al 2023). La retribuzione media annua raggiunge i 30.384,07 euro (+3,65% nominale), ma il dato medio maschera una realtà ben più complessa, 1.380.567 persone (il 36,56%) non superano i 20mila euro annui, quasi un lavoratore su due (49,66%) guadagna meno di 25mila euro all’anno.

«Oltre 1,38 milioni di lavoratori restano sotto i 20mila euro annui e tra i giovani fino a 34 anni la quota supera il 50% – sottolinea Salvatore Monteduro segretario confederale Uil Lombardia – A questo si aggiungono un forte divario retributivo tra donne e uomini e differenze molto marcate tra province e settori. Il problema non è soltanto quanti lavoratori compaiono nelle statistiche, ma quanto reddito, continuità e autonomia riesce realmente a produrre il lavoro».

Confrontando i dati delle province lombarde, la Uil evidenzia come il mercato del lavoro nasconde forti disuguaglianze territoriali. Milano è l’unica con stipendi sopra la media regionale (35.670,14 euro annui), mentre Sondrio si attesta in coda con 22.653,50 euro, un divario di oltre 13mila euro. A Pavia spetta il primato della precarietà con il 23,73% di contratti a tempo determinato, mentre Lecco si distingue per stabilità (75,69% di occupati a 52 settimane).

Il divario settoriale supera i 54mila euro, si va dai 67.750,86 di finanza e assicurazioni ai 13.215,45 di alloggio e ristorazione. In quest’ultimo comparto, il 76,20% dei lavoratori non raggiunge i 20mila euro annui.

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