Abilitazione per le guide turistiche. Esame tra le polemiche della categoria
La riforma. La misura, introdotta dal Ministero, punta a colmare la carenza di organico: «La laurea non è tra i requisiti e i livelli della lingua sono bassi: così si svaluta la professione»
Lettura 1 min.Sono 17 mila gli iscritti ai test di verifica per l’abilitazione nazionale all’esercizio della professione di guida turistica. La prova scritta è in programma domani, 5 giugno, in cinque sedi, per un test da 40 quesiti e la soglia a 25 punti. Gli esami si svolgeranno a Roma, Milano, Caserta, Catania e Cagliari. La selezione, promossa dal Ministero del Turismo e curata da Formez, serve a certificare nuove competenze professionali in un settore che segnala da tempo una carenza di guide abilitate. Eppure la riforma della professione continua a sollevare pesanti critiche da parte dei professionisti del settore. Anna Bigai, presidente dell’Associazione nazionale guide turistiche (Angt), esprime tutta la contrarietà della categoria verso un provvedimento giudicato penalizzante, a pochi giorni dal nuovo esame.
I numeri della precedente selezione evidenziano già un forte scollamento tra le aspettative e la realtà. «Si erano iscritte quasi 30.000 persone - spiega Bigai - poi si sono presentati agli esami 12.000 e alla fine hanno superato gli scritti in 230. Poi all’orale son passati tutti».
Al primo bando per l’abilitazione su 29.228 candidati iscritti, 12.191 si sono effettivamente presentati alla prova scritta. La selezione è risultata rigidissima, con solo 230 idonei ammessi, in tutta Italia, alle fasi successive.
«La guida nazionale non può esistere»
La critica di Angt si concentra sui contenuti della legge, considerata un passo indietro per la qualificazione della professione, tanto che l’associazione ha impugnato presso il Tar il decreto attuativo sulle modalità d’esame. «Contestiamo le modalità di come è stata realizzata la riforma di accesso alla professione, il fatto che non sia richiesta una laurea, il basso livello di conoscenza delle lingue richiesto. Il quadro complessivo delinea un declassamento della professione» aggiunge Anna Bigai
L’aspetto più critico della riforma, secondo la presidente, risiede proprio nel concetto di guida nazionale in un Paese ricco di patrimonio artistico, storico e naturale come l’Italia.
«È l’unico Paese al mondo dove la guida nazionale non può esistere, per l’enorme quantità di opere d’arte, di musei, di chiese - sottolinea Bigai – per questo noi si chiedeva un esame con criterio omogenei uguali su tutto il territorio nazionale e una specializzazione regionale, locale».
La questione delle mete periferiche
Anche sul fronte del mercato del lavoro e delle reali necessità di organico, la visione dell’Associazione nazionale guide turistiche diverge da quella del Ministero. Con l’eccezione di grandi centri attrattivi, e tra questi c’è anche Como, le mete più periferiche soffrono la mancanza di attenzione, ma soprattutto il mercato turistico è cambiato e sono meno i gruppi organizzati dalle grandi agenzie di incoming che richiedono visite guidate. A questo tema si aggiunge quello della remunerazione, sempre meno adeguata al livello di preparazione e di impegno richiesto. «Vorrei sapere chi sono gli operatori del settore che richiedono a gran voce più guide turistiche – conclude la presidente Bigai – forse fanno riferimento ai gruppi di croceristi che necessitano di molte guide ma che retribuiscono molto poco. Vedo il rischio di creare una “manovalanza” per il settore turistico, una nuova schiavitù».
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