Como, due velocità. Boom del turismo, frena la manifattura
Le imprese Economia in fase di trasformazione. Il bilancio complessivo tra aperture e chiusure ha registrato un saldo positivo di +280 unità
Lettura 2 min.Como
Un’economia a due velocità, in cui la spinta propulsiva dei servizi e del turismo bilancia le sofferenze e la riorganizzazione della manifattura storica. È la fotografia nitida che emerge dalle rilevazioni di Movimprese sul secondo trimestre dell’anno per la provincia di Como. I numeri descrivono un territorio dinamico ma in profonda trasformazione, dove la voglia di fare impresa resta vivace nonostante le strette dei mercati tradizionali.
Nel trimestre di analisi, la mappa del registro imprese comasco conta 47.920 attività registrate, delle quali 42.777 risultano operative sul campo. A confortare gli osservatori è soprattutto il saldo tra aperture e chiusure: la bilancia della natimortalità aziendale segna un netta crescita di +280 unità, frutto dell’avvio di 729 nuove partite Iva contro le 449 serrande abbassate. Un segnale chiaro di vitalità che testimonia come sul Lario l’iniziativa privata continui a trovare terreno fertile.
Guardando alle forme di organizzazione, le ditte individuali rimangono l’ossatura portante del sistema produttivo comasco. Con 23.146 iscrizioni (il 48,3% del totale provinciale) e 22.436 realtà attive, l’imprenditore singolo rappresenta ancora la prima risposta alla ricerca di occupazione e autonomia. È proprio da questo bacino che arriva la spinta quantitativa più consistente al bilancio trimestrale, con un saldo positivo di 159 aziende (464 nascite a fronte di 305 cessazioni). Corre tuttavia a ritmi sostenuti anche il segmento delle società di capitale: rappresentano 12.642 imprese (il 26,4% del tessuto locale), di cui 10.071 attive, ma mettono a segno un brillante +106 nel saldo trimestrale. Un dato che segnala una maturazione strutturale, con imprenditori sempre più orientati verso forme societarie strutturate per affrontare mercati complessi. Più defilate le società di persone, che registrano 10.978 attività (22,9%) e un saldo quasi invariato di +7 unità.
A livello settoriale emerge con chiarezza il cambio di passo dell’economia lariana. Il commercio si conferma il gigante numerico del territorio con 10.407 imprese registrate (il 21,7% del totale) e 9.662 attive. Tuttavia, il comparto viaggia a ritmo ridotto: il saldo trimestrale è di sole +9 unità (119 iscrizioni e 110 chiusure). Ma è al suo interno che si consuma il vero travaglio: mentre il commercio all’ingrosso tiene e cresce di 20 unità, il dettaglio soffre le nuove abitudini di consumo e chiude con il segno meno (-4).
Il mattone resta la seconda forza economica comasca con 8.328 imprese (17,4%) e 7.750 attive. Il comparto edilizio riesce a chiudere in positivo (+10), trainato quasi esclusivamente dai lavori di costruzione specializzata (+22), mentre le imprese di costruzione di edifici pagano il conto di un riassestamento generale lasciando sul campo 12 unità.
La vera nota dolente arriva dalla manifattura, il cuore storico e l’orgoglio del “made in Como”. Con 7.023 imprese registrate (14,7%) e 6.299 attive, l’industria lariana accusa il colpo della ristrutturazione globale e chiude il trimestre in rosso: -15 aziende (41 aperture a fronte di 56 chiusure). A soffrire sono in particolare la metallurgia (-9) e il comparto del mobile (-2).
A compensare la ritirata della fabbrica è la carica del terziario ricettivo. L’accoglienza e la ristorazione mettono insieme 3.744 registrate e 3.251 attive, staccando un saldo ampiamente positivo di +21 unità.
Gli fa eco il mattone turistico e residenziale delle attività immobiliari, che salgono a 3.988 imprese con un saldo di +6. Como si scopre sempre meno manifatturiera e sempre più capitale dei servizi e dell’accoglienza.
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