Frontalieri al contrario, brusca frenata
Diminuiscono gli svizzeri che scelgono di vivere in Italia pur mantenendo la cittadinanza elvetica
Lettura 1 min.Como
Si torna a parlare di frontalieri “al contrario” cioè di cittadini ticinesi - e svizzeri - che pur mantenendo lo status rossocrociato scelgono giocoforza di venire a vivere sul nostro lato della frontiera, a fronte di affitti sempre più alti e caro vita ormai insostenibile.
Un andamento altalenante, a onor del vero, che dopo il picco registrato tra il 2013 e il 2019 registra una brusca frenata negli ultimi anni, complici la pandemia e l’accordo fiscale.
A riaprire la dibattuta partita ci ha pensato ieri il “Corriere del Ticino”, citando direttamente l’Ufficio di Statistica, che «grazie al collegamento di dati amministrativi è in grado di conteggiare i flussi tra residenti e frontalieri».
Dati che comunque - ha precisato l’Ufficio di Statistica vanno letti «con una certa cautela». Venendo a ciò che più interessa, ovvero numeri e percentuali, l’Ufficio di Statistica ha confermato al “Corriere del Ticino” che «tra il 2013 e il 2019 i ticinesi che hanno trasferito la residenza oltreconfine - Como e Varese in prima istanza - sono aumentati di oltre il 60%, passando da 587 a 941 persone. L’altro aspetto di rilievo è dato dal fatto che inclusi i familiari l’aumento è stato pari al 64% a fronte di 1244 persone complessivamente che a fine 2019 hanno deciso di venire a vivere sul nostro lato della frontiera.
In questa vicenda c’è il classico “però”, dato dal fatto che dal 17 luglio 2023 - data d’entrata in vigore della nuova intesa fiscale tra Svizzera e Italia - pare proprio si sia verificata un’inversione di tendenza.
Questo perché il dato dei frontalieri al contrario dal 2020 al 2024 - con di mezzo dunque il biennio segnato dalla pandemia e dall’entra in vigore del nuovo accordo fiscale - è diminuito di circa il 38%, attestandosi a quota 545 unità.
L’altro fenomeno registrato in questi ultimi anni e più volte segnalato anche dal nostro giornale è quello dei frontalieri che hanno deciso di modificare il proprio permesso di lavoro, portandolo da “G” (quello maggiormente diffuso tra i nostri lavoratori) a “B”.
A questo proposito, l’Ufficio di Statistica (domani peraltro sono attesi i dati dei permessi “G” relativi al secondo trimestre 2026) ha confermato al “Corriere del Ticino” che dalla sua introduzione - cioè da quando è in vigore il nuovo accordo fiscale - «il numero dei frontalieri ha smesso di crescere».
Siamo comunque sempre sopra le 78 mila unità complessive per quel che concerne i permessi “G” occupati in Ticino, lontani da quella quota 80 mila che una parte della politica ticinese - Lega dei Ticinesi in primis - aveva bollato come punto di non ritorno.
Sempre sul tema dei frontalieri al contrario spicca un bel report targato comparis.ch secondo cui quasi 100 residenti della Svizzera romanda sono pronti a trasferirsi a vivere in Francia a fronte di un costo della vita ormai insostenibile. Si tratta di un dato di tutto rispetto considerato che include il 4,2% della popolazione francofona, in cerca di un’abitazione - per loro stessa ammissione - nella vicina Francia. Un tema che la politica svizzera dovrà affrontare a stretto giro a meno di un anno e mezzo dalle elezioni federali.
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