Il corpo come manifesto: la moda creata dagli studenti
Scuola. Il Centro Studi Casnati ha portato in passerella i progetti degli studenti del corso fashion, trasformando l’evento in un osservatorio privilegiato sulle nuove sensibilità creative delle giovani generazioni
Lettura 1 min.Centro Studi Casnati
La creatività come linguaggio identitario, il corpo come spazio di espressione, la moda come riflesso delle fragilità e delle trasformazioni della contemporaneità. È stata una vera e propria esplosione di idee, ricerca e sperimentazione la sfilata di fine anno del Centro Studi Casnati, che ha portato in passerella i progetti degli studenti del corso fashion, trasformando l’evento in un osservatorio privilegiato sulle nuove sensibilità creative delle giovani generazioni.
Un percorso articolato tra capsule collection, storytelling visivi e contaminazioni culturali, dove il tema dell’identità ha attraversato gran parte delle collezioni presentate. Dalla riflessione sul tempo e sulle tradizioni popolari italiane fino alle suggestioni pop anni Novanta di “Soft Power”, tra denim riciclato, patchwork e richiami all’infanzia, il défilé ha raccontato una moda capace di mescolare memoria, introspezione e sperimentazione estetica.
Molti studenti hanno scelto di esplorare il rapporto tra vulnerabilità e protezione, traducendolo in silhouette strutturate, materiali tecnici e contrasti visivi. È il caso di “Synthesis”, che riporta il corpo umano al centro in un presente dominato dalla perfezione algoritmica, oppure di “Soft Armour”, dove l’idea di armatura si fa morbida e adattabile, simbolo di una protezione non più rigida ma profondamente umana.
Accanto alle riflessioni psicologiche e sociali, non sono mancati richiami alla cultura contemporanea, al folklore e all’estetica underground. Dalle suggestioni gotiche di “Shadow Elégance”, ispirata al regno di Ade, ai riferimenti all’arte del tatuaggio di “Sign”, fino alla reinterpretazione dell’antica tecnica giapponese del Kintsugi, ogni capsule ha cercato di trasformare il vestito in racconto personale e manifesto identitario.
Forte anche il dialogo con il tema dell’imperfezione, emerso in diverse collezioni attraverso patchwork, tessuti riciclati, fratture visibili e materiali volutamente segnati dal tempo.
Una ricerca che ha trovato una sintesi particolarmente efficace in “Im-perfection”, progetto vincitore del primo premio Istituto Marangoni Fashion, capace di reinterpretare l’artigianato e i ricami tradizionali calabresi in chiave contemporanea, trasformando memoria e identità territoriale in una femminilità sofisticata e moderna.
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