Ispezioni sul lavoro: in 8 controlli su 10 emergono violazioni

Il rapporto Un lavoratore irregolare su tre è senza alcun contratto. Criticità sulla sicurezza. La Cgil: «Persone più fragili, ricattabili e meno libere»

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como

Un lavoratore irregolare su tre è completamente in nero. È uno dei dati più significativi del Rapporto 2025 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro. In provincia di Como sono stati individuati lo scorso anno 537 lavoratori irregolari, di cui 177 senza alcun contratto, il 33% del totale.

Controlli

Complessivamente sono stati effettuati 658 accessi ispettivi: «Nonostante un numero di controlli inferiore rispetto ad altri territori lombardi il lavoro nero a Como emerge con forza - dichiara Sandro Estelli segretario generale Cgil Como - Questo significa che il problema esiste ed è probabilmente più profondo di quanto oggi i controlli riescano a far emergere. Il lavoro nero non è una violazione formale. È lavoro senza diritti, senza contributi, senza tutele. È una condizione che rende le persone più fragili, più ricattabili e meno libere. Significa lavorare senza essere pienamente riconosciuti e senza poter contare sulle protezioni che dovrebbero accompagnare ogni rapporto di lavoro».

E’ il terziario a registrare il dato più elevato con 146 casi, seguito da edilizia (18), industria (sette) e agricoltura (sei). Il lavoro nero, sottolinea la Cgil, produce anche un effetto negativo sull’intero sistema economico locale: «Non colpisce solo chi lo subisce, produce dumping tra imprese. Penalizza chi applica i contratti, chi versa i contributi, chi rispetta le regole e chi investe sulla qualità del lavoro. Chi utilizza lavoro irregolare abbassa artificialmente i costi e altera la concorrenza, scaricando sui lavoratori e sulla collettività una parte del prezzo della propria competitività». Secondo il sindacato, il rafforzamento dei controlli non ha un obiettivo repressivo, ma di prevenzione, per evitare che l’irregolarità diventi una pratica diffusa nel mercato del lavoro. Per questo, sottolinea la necessità di investire sull’Ispettorato del lavoro, potenziando organici e competenze di ispettori, tecnici e personale amministrativo: «Senza organici sufficienti, la capacità di controllo del territorio si indebolisce. E quando si indebolisce il controllo, pagano prima di tutto i lavoratori più fragili, ma pagano anche le imprese corrette».

La Cgil sottolinea che il tema del lavoro nero si intreccia anche con le difficoltà di reperimento del personale segnalate dalle imprese: «Il lavoro non diventa attrattivo se resta povero, irregolare o senza prospettive. Servono salari adeguati, contratti applicati correttamente, formazione, stabilità e possibilità di crescita. Non si può chiedere personale e poi accettare che una parte del lavoro resti nell’irregolarità».

Tornando ai dati, nel 2025 l’ispettorato ha individuato in provincia di Como 537 lavoratori per i quali è stata accertata almeno una violazione delle norme sul lavoro, la distribuzione per settore evidenzia una forte concentrazione nel terziario con 356 casi (il 66% del totale), seguono l’edilizia (94), l’industria (75) e l’agricoltura (12). Nel corso delle ispezioni sono stati individuati sette lavoratori extracomunitari privi di valido permesso di soggiorno (cinque nell’edilizia e due nel terziario). Per quanto riguarda le violazioni più gravi, è stato accertato un caso di caporalato e sfruttamento del lavoro nel terziario.

Il fenomeno

I fenomeni interpositori (situazioni in cui vengono utilizzati schemi contrattuali o societari per mascherare il reale datore di lavoro), sono stati 56. I casi in cui il contratto dichiarato non corrisponde alla reale natura del rapporto, sono stati sette. Sul fronte dell’orario di lavoro sono state accertate 28 violazioni.

Rilevante il dato relativo alla sicurezza sul lavoro, le violazioni in materia di salute e sicurezza sono state complessivamente 458. Di queste, 276 nel terziario, 136 nell’edilizia, 30 nell’industria e 16 in agricoltura.

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