La sedia del Lago di Como competenze e artigianalità
L’intervista. Lario Chair per ora in limited edition, ma ogni Paese affacciato sul Lario potrebbe averne una sua versione. Roccaforte: «La forma resta riconoscibile, ma è possibile cambiare dettagli, finiture e materiali o lavorazioni»
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«E se il Lago di Como diventasse una sedia?»
Una domanda apparentemente semplice, una forma inconfondibile e una passione per il design che arriva dall’azienda di famiglia. Così Marco Roccaforte, 44 anni, geometra e anima di SR, realtà di Capiago Intimiano specializzata nel su misura, ha trasformato la silhouette del Lago di Como in una seduta. Si chiama Lario Chair, un progetto artigianale, una limited edition e, nelle intenzioni del suo ideatore, un possibile nuovo simbolo identitario del territorio.
La formazione da geometra gli ha dato una solida base tecnica e una conoscenza concreta di spazi, proporzioni e materiali, arricchita dall’esperienza nell’azienda di famiglia. È qui che ha maturato una sensibilità per il design che unisce competenza tecnica, artigianalità e attenzione ai dettagli. Da questo intreccio nasce la Lario Chair.
Perché proprio una sedia?
Volevo creare qualcosa che raccontasse il Lago di Como senza ricorrere ai soliti elementi: niente skyline, ville o immagini da cartolina. Ho pensato alla sua forma, che è già un’icona, e mi sono chiesto: perché non trasformarla in un oggetto? Da lì è nata l’idea della sedia.
Quindi prima è arrivato il lago e poi la sedia?
Assolutamente. La forma del lago è stata il punto di partenza. La sfida era trasformarla in una seduta vera, non in un semplice oggetto decorativo. Doveva essere bella, ma anche funzionale, equilibrata e comoda.
Immaginiamo che sulla carta fosse più semplice...
Molto più semplice. Disegnare una sagoma è una cosa, trasformarla in un oggetto che deve stare in piedi e mantenere quelle proporzioni è completamente diverso. Abbiamo lavorato molto su dettagli, curve, materiali e proporzioni.
È qui che entra in gioco il vostro lato artigianale?
Sì, ed è probabilmente la parte che mi piace di più. Ogni esemplare viene realizzato manualmente, attraverso una procedura artigianale che richiede precisione e tempo. Ogni pezzo ha quindi una propria storia».
E questo la rende quasi una piccola opera da collezione
È quello che vorrei. La Lario Chair nasce con una logica di limited edition perché credo che un oggetto legato al territorio debba mantenere esclusività e cura. Non mi interessa produrre migliaia di pezzi tutti uguali: vorrei che si riconoscesse come una sedia nata sul Lago di Como
C’è poi un’idea ancora più ambiziosa: una versione per ogni angolo del lago.
È il progetto che mi entusiasma di più. Il Lago di Como non è uno solo: ci sono i suoi rami, le diverse località, le storie e le tradizioni che li caratterizzano. Mi piacerebbe creare interpretazioni della Lario Chair dedicate ai diversi luoghi.
Quindi ogni paese potrebbe avere la propria sedia?
Esatto. La forma resterebbe riconoscibile, mentre potrebbero cambiare dettagli, finiture, materiali o lavorazioni. Ogni versione avrebbe così una propria identità.
Una sorta di mappa da collezionare.
Sarebbe bellissimo. Una sedia di Como, una di Bellagio, una di Menaggio... Ogni pezzo potrebbe raccontare una parte diversa del lago.
E vorrebbe che fosse un oggetto per pochi o un simbolo accessibile?
Un simbolo deve essere riconoscibile e, per quanto possibile, accessibile. Non vorrei che diventasse un oggetto di lusso destinato a pochi, ma una sedia del Lago di Como, qualcosa che appartiene al territorio e possa entrare nelle case, negli hotel, nei ristoranti e negli spazi pubblici.
In fondo è un’operazione di branding territoriale, ma fatta con il legno invece che con un logo.
Sì e, secondo me, è molto più interessante. Un logo lo guardi. Un oggetto lo vivi. Ti siedi, lo tocchi, lo utilizzi. Se trasformi un simbolo geografico in qualcosa di quotidiano, il legame con il territorio diventa più forte.
Il territorio è anche una tradizione produttiva.
Lavoriamo in un territorio dove l’artigianalità ha ancora un valore enorme. La Lario Chair nasce proprio dall’incontro tra design e manualità: il progetto è contemporaneo, ma la realizzazione conserva un sapere artigiano.
Lei è un geometra. Quando è arrivata questa passione per il design?
È sempre stata presente. Il lavoro mi ha portato a confrontarmi con spazi, proporzioni e materiali. Il design è diventato una naturale evoluzione di questo interesse. E lavorare nell’azienda di famiglia mi ha dato la possibilità di trasformare le idee in progetti concreti.
SR lavora soprattutto sul su misura.
Sì. È il centro del nostro lavoro. Ogni progetto parte dalle esigenze del cliente e dallo spazio che abbiamo davanti. Non proponiamo semplicemente un prodotto, ma costruiamo una soluzione.
In famiglia c’è anche suo fratello, che ha uno studio di interior design a Como.
Sì, lui si occupa esclusivamente di interior design. Sono due attività complementari: da una parte la progettazione degli ambienti, dall’altra la possibilità di sviluppare e realizzare soluzioni su misura.
Se dovesse scegliere una sola parola per descrivere la Lario Chair, quale sceglierebbe?
Identità.
E tra dieci anni?
Mi piacerebbe che qualcuno, vedendola, dicesse semplicemente: “Quella è la sedia del Lago di Como”. Se succedesse, vorrebbe dire che siamo riusciti nel nostro intento.
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