Più donne inattive. Servizi insufficienti: «Il lavoro non basta»

L’analisi Estelli (Cgil Como) commenta i dati comaschi. «Non basta parlare di competenze mancanti, bisogna interrogarsi su salari, orari e qualità dell’occupazione»

Lettura 2 min.

Settemila donne in più inattive nell’arco di un anno. Secondo il bollettino di Competenze Lavoro Lombardia pubblicato in questi giorni, le donne comasche inattive sono passate da 65mila a 72mila. Mentre il dibattito si concentra sulle imprese che faticano a trovare capitale umano, ci sono persone che restano fuori dal mercato del lavoro. Perché? «Non basta parlare di competenze mancanti, bisogna interrogarsi su salari, orari, qualità dell’occupazione e disponibilità dei servizi – risponde Sandro Estelli segretario Cgil Como - Un’offerta di lavoro, non è necessariamente un’opportunità sostenibile. Se lo stipendio è basso, gli orari sono instabili e i costi per la cura dei figli assorbono una parte rilevante del reddito, accettare un impiego può diventare difficile».

Nel secondo trimestre 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025, gli avviamenti al lavoro sono cresciuti del 2,6%, ma sono diminuiti quelli a tempo indeterminato: «Entrare nel mercato del lavoro non basta, servono continuità occupazionale e condizioni che permettano di costruire una prospettiva di vita». Alloggio e ristorazione rappresentano il primo settore per numero di avviamenti, seguiti da manifattura e commercio. Sul piano professionale, crescono gli avviamenti nel lavoro d’ufficio (+9,3%), nelle professioni non qualificate (+6,2%) e in quelle intellettuali, scientifiche e altamente specializzate (+3,9%). «Dati che riguardano gli eventi contrattuali, non il numero delle persone occupate, e non bastano quindi a descrivere una trasformazione complessiva dell’economia. Invitano però a chiedersi quali opportunità vengano create, quanto durino i rapporti di lavoro e quali salari, orari e possibilità di crescita siano offerti. Il peso del turismo e della ristorazione rende questa riflessione importante per Como. Lo sviluppo di questi settori deve tradursi anche in condizioni migliori per chi vi lavora. Allo stesso tempo, occorre investire nella manifattura, nell’innovazione e nelle professionalità capaci di sostenere lo sviluppo del territorio nel lungo periodo».

Quanto resta di uno stipendio dopo aver pagato casa, trasporti e servizi? «Se il lavoro non consente di sostenere queste spese e raggiungere una reale autonomia, il problema non può essere ricondotto soltanto alla mancanza di competenze rilevato dalle imprese. Occorre discutere anche delle condizioni economiche e organizzative che rendono un impiego accessibile e conveniente».

La formazione

Il rapporto tra formazione, giovani e lavoro è stato al centro del recente incontro alla Camera di Commercio con il ministro Valditara: «Il collegamento tra scuola e sistema produttivo è fondamentale, ma deve guardare non solo alle esigenze immediate delle imprese, ma anche alle trasformazioni del lavoro e alle prospettive delle persone. E’ necessario formare figure capaci di affrontare problemi nuovi, comprendere i cambiamenti e continuare a imparare. Una preparazione tecnica solida, accompagnata dall’autonomia di pensiero, permette ai giovani di costruire il proprio percorso professionale senza dipendere esclusivamente dalle richieste di un singolo datore di lavoro. È in questa prospettiva che va sviluppata l’offerta degli ITS».

Estelli evidenzia come dal 2024 si parli della Cittadella delle Scienze Tecniche – Its Academy Alessandro Volta a Villa Porro Lambertenghi, a Cassina Rizzardi: «Negli elenchi pubblici dei partner non compaiono le organizzazioni sindacali: «Perché un progetto che riguarda la formazione, coinvolge un immobile pubblico e prevede un investimento rilevante non include fin dall’inizio le rappresentanze del lavoro? Non si tratta di negare il valore della collaborazione con le imprese, ma di riconoscere che le politiche formative devono nascere da un confronto più ampio. Il rischio è che la formazione finanziata dalla collettività risponda soprattutto alla necessità di reperire personale, invece che contribuire anche alla qualificazione del sistema produttivo e all’autonomia professionale».

«Un mercato del lavoro funziona quando crea opportunità sostenibili per le persone, non soltanto quando le imprese riescono a coprire le posizioni vacanti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA