Da Gaza alle sfilate sempre e solo vanità
I peccati capitali, come noto, sono sette: gola, accidia, lussuria, avarizia, ira, invidia e superbia. Il più grave è la superbia, la madre di tutti i vizi, perché porta l’individuo a sentirsi al centro del mondo, superiore a tutto, superiore anche a Dio. E’ questo che ha causato la caduta di Lucifero e, poi, il peccato originale di Adamo ed Eva.
Ma questi sono temi biblici, degni di epoche tragiche e corrusche. I nostri tempi, invece, che sono ridicoli, grotteschi e fangosi, sembrano più adatti a una derivazione, sempre gravissima, naturalmente, della superbia, che è la vanità, una manifestazione più superficiale del più imperdonabile dei peccati e che consiste nel desiderio smodato di conquistare la stima, l’approvazione, la considerazione, gli elogi e soprattutto l’esposizione mediatica di tutto il mondo che ci circonda. Ecco, questo peccato è più adatto a noi. Anzi, è proprio perfetto per questa smania affannosa di cercare a ogni costo la lode per le proprie qualità, vere o presunte, la propria onestà, il proprio essere specchiato, incorrotto e fustigatore dei mali della società. Con esiti del tutto farlocchi, oltre che spassosi.
Un esempio recente è quello di Sigfrido Ranucci, rovinato da un egocentrismo vittimista e complottista, che da settimane sta offrendo uno spettacolo degno di una commedia di costume. Un tale cumulo di vanità da trasformare un moralista con il ditino alzato in un personaggio da avanspettacolo, che ne abbiamo così visti in carriera di Savonarola del tavolo del biliardo che pensano di essere chissà chi senza rendersi conto di essere solo dei moralisti frustrati, che poi il “padrone” se li compra con un cetriolo e due peperoni.
Altro caso clinico di vanità circense e autodistruttiva, tornato all’onore delle cronache nei giorni scorsi, è quello che riguarda Francesca Albanese, la cosiddetta relatrice speciale dell’Onu sui territori palestinesi occupati, che ultimamente era finita un po’ nell’ombra dopo aver fatto fuoco e fiamme mesi fa sostenendo in tutte le sedi mediatiche possibili e immaginabili - dove veniva implacabilmente incalzata da giornalisti tutti di un pezzo, per niente conformisti, per niente servili e per niente allineati la cui domanda più feroce era la seguente: “Allora, Francesca, come va?” - ricordando che gli israeliani sono tutti nazisti, che gli israeliani sono tutti responsabili del genocidio a Gaza e che, insomma, non dimentichiamo che gli israeliani sono pur sempre ebrei.
Periodo di riflessione filosofica ed esistenziale, s’immagina, dalla quale però l’Albanese di cui sopra è uscita esibendosi in una copertina della rivista patinata “Love magazine” proprio durante la settimana delle sfilate in un look d’alta moda stiloso e morboso, insomma, da vera panterona che ha fatto alzare il sopracciglio a qualche flotillero duro e puro. Ma fin qui, in buona sostanza, chissenefrega. Il tema è che l’Albanese di cui sopra nello shooting ha indossato preziosi vestiti dei marchi “Loro Piana” e “Celine”, di proprietà del colosso del lusso LVMH, guidato dal magnate francese Bernard Arnault, che è nella lista nera dei Pro Pal, movimento del quale l’Albanese è uno dei testimonial più osannati, perché commercialmente e finanziariamente legato a Israele.
Apriti cielo. Quello che viene boicottato nei virulenti discorsi dell’Albanese e nei virulenti libri dell’Albanese e nei virulenti social dell’Albanese e nelle virulente comparsate televisive dell’Albanese e nelle virulente reprimende dell’Albanese a chi osi dubitare che gli israeliani siano i nuovi nazisti (tipo il malcapitato sindaco Pd di Reggio Emilia) non viene affatto boicottato quando l’integerrima Albanese deve far vedere quanto è sì guerrigliera, ma anche intimamente e indiscutibilmente donna. Anzi, femmina. Gli sporchi ebrei hanno fatto anche cose buone. Almeno nella sartoria.
Il fattaccio è stato ovviamente sommerso dalle risate e dalle sghignazzate di tutto il mondo di destra o che comunque non ama per niente questo ennesimo tribuno della plebe che pensa di avere sulle spalle i destini del mondo, ma stavolta l’Albanese - che si è chiusa in un assordante silenzio - ha fatto girare le scatole anche a larga parte del suo mondo, che non ha potuto non notare questo furbesco doppio registro all’italiana.
L’analisi più corretta, però, è un’altra. È cioè che sbagliamo a inquadrare questi personaggi, Ranucci, Albanese e i loro cento epigoni pulciosi e forforosi, con le categorie della destra, della sinistra, della Palestina, di Israele, del populismo e della tecnocrazia come se questi fossero veramente informati da principi morali, anzi, etici che li guidano in una battaglia forse anche sbagliata, ma fondata su basi culturali e politiche solide e bla bla bla. Non è così. A questi non gliene frega un bel niente della Palestina, delle inchieste eccetera. Questi sono solo soggetti che vedono degli spazi fertili legati al mainstream del momento e ci si infilano per costruire rapidissime e formidabili carriere che non si basano su alcun fondamento culturale, alcun convincimento etico-politico, ma solo su una smisurata vanità, appunto, autocompiaciuta ed egoriferita grazie alla quale rastrellano consensi, fanno il grano e, soprattutto, prendono per i fondelli il popolo bue, che generalmente non capisce una mazza. Perché è questa la dura verità. Il popolo bue non capisce una mazza. E fa comodo a tutti, a destra come a sinistra come ai media, che il popolo bue, bozzo e cornuto, non capisca una mazza e si affidi quindi al primo demagogo straccione che passa, politico o catodico che sia, per farsi tirare per l’anello al naso dove vuole lui.
Non c’è niente lì sotto. Solo vanità. Pura e semplice vanità. Una sottospecie di superbia livellata al nostro piccolo mondo, alla nostra piccola società, ai nostri piccolissimi maestri di pensiero che pensano di essere indispensabili, che non sanno che nessuno è indispensabile, che i cimiteri sono pieni di gente indispensabile e che di loro - così come di noi - fra breve tempo non rimarrà nulla. Polvere alla polvere. Ditelo alla mangiauomini con la kefiah in testa.
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@Diego Minonzio
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