Intelligenza artificiale, ma soltanto all’italiana

L’allarme lanciato da Jacob Coxon, che ha lasciato Anthropic, ha acceso il dibattito che si è subito diviso tra catastrofisti e ottimisti

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Nei giorni scorsi ha destato grande scalpore l’allarme lanciato da un importante ricercatore scientifico, Jacob Coxon, che ha lasciato la potentissima azienda statunitense Anthropic per paura che l’intelligenza artificiale vada fuori controllo e distrugga l’intera umanità entro la fine del decennio.

La profezia è stata lanciata su X, per poi venire ripresa con un’esclusiva pubblicata dal “Wall Street Journal” che ha raccolto quasi cento milioni di visualizzazioni e sparso un po’ di inevitabile terrore in tutto il mondo. Anche perché si tratta di un’ipotesi che va a saldarsi perfettamente con una lunghissima tradizione narrativa e cinematografica, dal celeberrimo HAL 9000 di “2001: Odissea nello spazio” ai vari blockbuster hollywoodiani sullo stile di “Terminator” fino a una montagna di cinema e televisione spazzatura che ha invaso i nostri video negli ultimi trent’anni.

Naturalmente, come avviene sempre in questi casi, quando la tecnologia e la scienza si infilano improvvisamente nelle nostre vite quotidiane - basti pensare al Covid - il dibattito si è subito diviso tra catastrofisti e ottimisti, e cioè tra il “moriremo tutti!” dei primi alle “sono le solite leggende metropolitane!” dei secondi. E a questa scuola di pensiero si è iscritto il professor Luciano Floridi, docente di Yale, uno dei massimi esperti mondiali del tema dell’infosfera, ospite qualche anno fa delle “Primavere della Provincia”, che ha bollato l’allarme lanciato da Coxon come demagogico e scandaloso, una vera e propria bufala rilanciata da «un giornalismo irresponsabile che diffonde notizie senza spiegarle: filosoficamente l’AI resta un agire senza capire». Ma come detto, il dibattito è aperto.

Certo che lo scenario apocalittico nel quale l’umanità si autodistrugge e viene conquistata dai “robot” che lei stessa ha creato e dei quali ha perso imperdonabilmente il controllo avviandosi così a una guerra termonucleare globale (al cui confronto le minacce dell’Iran e di Putin suonano come barzellette) è talmente cinematografica da diventare inevitabilmente affascinante. Pensate che finale da filmone record di incassi. Che scena madre. Che apocalisse tecnologica. Tremila anni di storia e di civiltà inceneriti in un attimo. Un colpo di scena da tragedia greca, niente da dire. Uno script degno di un grande sceneggiatore. Un finale col botto.

Ma, conoscendo i nostri polli in Occidente, e in modo particolare in Italia, è altamente improbabile che le cose prendano questa piega. In un momento storico e in una dimensione sociale e antropologica che può essere raccontata molto più efficacemente dalla chiave grottesca piuttosto che da quella tragica non si può davvero immaginare che il nostro mondo finisca in modo così spettacolare, così plateale, così teatrale. È più facile, almeno qui da noi, che le cose vadano in maniera diversa. E cioè come al solito. Con tutta probabilità, il preclaro governo di destra o di sinistra o di centro - un sommo Aeropago - costituirà con la consueta lungimiranza un ministero dell’Intelligenza Artificiale, dove verrà insediato un ministro che, naturalmente, non saprà una beata mazza dell’intelligenza artificiale di cui sopra in quanto selezionato come elemento di risulta fra i trombati dei ministeri che contano, quelli dove si decide, o dove si crede di decidere, e quelli dove gira il grano. E a sua volta il cosiddetto ministro cervellone sceglierà un gruppo di funzionari e dirigenti con il consueto e inflessibile metodo meritocratico che ci distingue nel mondo dai tempi di Arlecchino e Pulcinella: uno perché lo manda Picone, uno perché lo ha indicato a Fra’ che te serve?, uno perché è suo cugino, uno perché è il nipote dell’amante del sottosegretario, uno perché è un bravo ragazzo, uno perché qualcuno lo ha segnalato, uno perché è uno dei loro, uno perché arriva dal cerchio magico, uno perché è un sindacalista pulcioso e forforoso così ci teniamo buone anche le benemerite parti sociali.

E questo formidabile tavolo apicale, a sua volta, sceglierà gli analisti e i ricercatori e gli sviluppatori dell’intelligenza artificiale all’italiana istituendo concorsi autorevoli, inflessibili e incorruttibili, come già avviene nelle università, nelle strutture sanitarie e in tutti i meandri statali e parastatali della repubblica delle banane, che mai e poi mai vengono pilotati, indirizzati o modificati e quindi tutto questo straordinario carrozzone verrà stoccato in una qualche storica sede ministeriale romana dove, c’è da giurarlo, sarà tutto un fervore di attivismo e ricerca e innovazione e stakanovismo scientifico e ingegneristico: uno non c’è, uno è in malattia, uno il dottore è fuori stanza e qui il primo che si alza comanda ed è tutto un magna magna. Per non parlare di quelli che sarebbero responsabili della sicurezza e della segretezza e dell’evolversi degli studi e della potenziale pericolosità dell’intelligenza artificiale, ma uno sarà in distacco sindacale, un altro si sarà preso l’anno sabbatico, un altro si sarà messo sull’Aventino perché non gli hanno dato lo scatto di anzianità e un altro starà protestando perché i carichi di lavoro previsti dal mansionario sono insostenibili - insostenibili! - e un altro ancora sarà uscito per fumarsi una sigaretta, un altro sarà andato al bar per la pausa caffè e, infine, un altro avrà timbrato il cartellino per tutti per poi fare la spesa durante l’orario di lavoro.

E così, mentre tutti quanti si faranno gli affari loro, la povera intelligenza artificiale all’italiana, lasciata a se stessa come un bambino che cammina sul cornicione mentre la baby sitter chatta con il fidanzato, se ne andrà per la sua strada e magari inizierà a pensare con la sua testa e magari, dimostrando un rigore etico insospettabile, andrà a cercare aiuto e consiglio, ma troverà l’ufficio informazioni chiuso perché il venerdì pomeriggio al ministero dell’Intelligenza Artificiale non ci sarà manco l’ombra di un usciere e così, magari, per ingannare il tempo, schiaccerà un bottone a caso. Quello che ci farà fare la fine che meritiamo, tra le risate del resto dell’universo. Altro che Terminator.

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