Le culle vuote e chi brucia le scuole per abbellire

Editoriale Mentre registriamo deliri e scontri degli studenti ci poniamo un’altra domanda: ma siamo sicuri che non siano i genitori a dover davvero protestare?

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«Facciamo come in Francia, rompiamo la scuola-caserma». Per rendere le loro scuole più belle, hanno deciso di bruciarle. La frase che riportiamo è comparsa ieri su uno degli striscioni portati in piazza da quei ragazzi italiani che si sono mobilitati per emulare le deprimenti imprese dei loro colleghi europei. E mentre registriamo deliri e scontri, ci poniamo un’altra domanda: ma siamo sicuri che non siano i genitori a dover davvero protestare?

Non ci riferiamo soltanto alla decisione del ministro Giuseppe Valditara – tutt’altro che malvagia – di chiedere alle famiglie di chi si rende responsabile dei danneggiamenti di pagarne il conto, quanto alle proiezioni diffuse ieri sulla natalità a Como. realizzate su dati dell’Istat. Il dato è questo: nel giro di una quindicina d’anni, le coppie senza figli supereranno quelle con figli. La tendenza è ormai consolidata. C’è solo da capire quali siano le ragioni. Ovvio, qualcuno dirà che è un problema dei «giovani d’oggi», che si sono abbandonati al più sfrenato edonismo, preferendo i viaggi in Giamaica alla genitorialità. E forse qualcosa di vero c’è anche. C’è però anche qualche conticino da fare, soprattutto per chi, come chi vi scrive, si trova a dover fare i conti con figli in età prescolare.

Costi e liste d’attesa

Partiamo dalle cose «facili», per esempio dal costo di un nido pubblico dalle nostre parti, che arriva a 450 euro al mese. Questo vale solo per chi trova posto, perché sappiamo che le liste d’attesa nel pubblico sono corte solo perché tanti rinunciano e si rivolgono direttamente al privato. E lì i costi salgono: si va dai 650 agli 850 euro al mese. Ora, chi ha figli lo sa: questa è solo la punta dell’iceberg, perché i nidi sono ambienti ideali per la proliferazione di ogni genere di virus o batterio, il che significa che il povero genitore-lavoratore si troverà spesso a dover pagare una babysitter per tenere a casa il piccolo febbricitante. Poi dobbiamo aggiungere i pannolini (si stima una spesa di 800 euro l’anno), i passeggini e l’attrezzatura varia (1.000 euro, se vogliamo limitarci a una dotazione «base»), l’abbigliamento (un migliaio di euro l’anno) e le spese mediche varie (circa 400 euro, facendo gli scongiuri del caso).

Case

Poi si passa alle cose più difficili. Nato il primogenito, il bilocale non basta più. E sappiamo bene quali siano diventati i prezzi degli immobili nelle nostre città, in particolare a Como. Il passaggio dal bilocale al trilocale può valere – a spanne – circa centomila euro, a cui vanno ovviamente aggiunti gli interessi sul mutuo.

Il disastro della denatalità è tutto qui: un problema economico e politico prima ancora che di mentalità. Servono servizi e aiuti per invertire la tendenza, non discorsi moralisti. Oppure ci si può schierare con Vittorio Feltri che, scherzando e provocando, ha sempre scritto che, a ben pensarci, le culle vuote sono una benedizione, perché, in fin dei conti, gli anziani lavorano più e meglio dei giovani e non vanno in giro di notte a far casino.

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