Senza sicurezza non c’è vera democrazia
Analisi Uno degli errori più gravi della sinistra italiana è stato quello di aver lasciato improvvidamente alla destra il tema della sicurezza. Si tratta di un errore che nasce da una cultura solidaristica di cui, con l’avvento della globalizzazione, non sono state valutate fino in fondo le implicazioni politiche e sociali
Lettura 2 min.Uno degli errori più gravi della sinistra italiana è stato quello di aver lasciato improvvidamente alla destra il tema della sicurezza. Si tratta di un errore che nasce da una cultura solidaristica di cui, con l’avvento della globalizzazione, non sono state valutate fino in fondo le implicazioni politiche e sociali. Per chiunque si professi democratico, solidarietà, inclusione e difesa dei più deboli rappresentano valori irrinunciabili.
Tuttavia, su questi temi risulta necessario fare una riflessione più articolata sul presupposto che non può essere ritenuta libera una società nella quale le persone non si sentono protette nell’esercizio delle proprie libertà. In verità, la sinistra possedeva tutti gli strumenti culturali per comprendere questo assioma. La cultura progressista ben sapeva che non può esistere una libertà autentica senza legalità. Lo aveva scritto con straordinaria chiarezza Piero Calamandrei: “La legalità è condizione di libertà, perché solo la legalità assicura quella certezza del diritto senza la quale praticamente non può sussistere la libertà”. Si tratta di un principio che dovrebbe apparire ovvio a chiunque si riconosca nella tradizione democratica e costituzionale. La sinistra italiana ha, infatti, coltivato per decenni una solida cultura della legalità, richiamandosi con frequenza alla Costituzione come argine contro ogni forma di autocrazia e contro ogni discriminazione sociale, etnica, religiosa o di genere. In particolare, la cultura progressista ha sempre celebrato l’importanza degli articoli 2 e 3 della Carta contrapponendo le libertà sostanziali alle libertà formali: non esiste libertà dove si annida il disagio sociale, non può esserci libertà se non vengono abbattuti gli “ostacoli di ordine economico e sociale” che limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini.
Occorre, quindi, garantire al cittadino sicurezza. Si badi bene: non solo sicurezza sociale, intesa come protezione dalle disuguaglianze, dalla povertà, dalla precarietà e dall’emarginazione ma anche sicurezza quotidiana, quella che consente a ciascuno di vivere, muoversi, abitare i propri spazi privati e godersi quelli pubblici. Una democrazia autentica garantisce ad ogni cittadino la possibilità di esplicare liberamente i propri diritti, con l’unico limite rappresentato dal rispetto dei diritti degli altri. In quest’ottica, “libertà” e “legalità” rappresentano l’una condizione dell’altra.
Ed è qui che si produce, sul piano culturale, un singolare corto circuito: nell’alveo della sicurezza rientra giocoforza l’ordine pubblico, ingrediente imprescindibile che in alcune frange della sinistra suscita forti pruriti e, talora, sgradevoli miasmi di autoritarismo. Inutile nascondere che si tratta di una palese deformazione ideologica. Infatti, l’ordine pubblico rappresenta un’esigenza collettiva che nasce dalla necessità di contemperare le libertà di tutti i cittadini le quali devono armonizzarsi per evitare reciproche prevaricazioni.
Che cosa ha impedito alla sinistra di riconoscersi in questi principi elementari? In verità, esistono peculiari ragioni storiche che hanno contribuito a rendere questo tema particolarmente arduo per l’area progressista: una diffidenza atavica nei confronti delle forze dell’ordine e, più in generale, delle gerarchie militari. La memoria del fascismo, gli anni della strategia della tensione, alcuni episodi oscuri della storia repubblicana, hanno alimentato una larvata ostilità che continua a circolare nelle vene di un paese che, va detto, non ha mai fatto i conti con il proprio passato.
Sul versante opposto, non è un mistero che, storicamente, sia sempre esistita una forte contiguità tra ambienti militari e una precisa parte politica di facile identificazione. Anche questa circostanza non ha contribuito a rendere facile il rapporto tra sinistra e forze dell’ordine. Ci rendiamo conto che stiamo toccando temi alquanto “scivolosi” sui quali anche gli opinionisti più autorevoli preferiscono glissare: molto meglio volgere lo sguardo altrove.
A parte questo, occorre ammettere che sarebbe delittuoso negare la funzione di chi è chiamato a garantire l’ordine pubblico senza il quale la stessa democrazia sarebbe in pericolo. Pertanto, se la legalità rappresenta il presupposto della libertà, anche la sicurezza rappresenta una delle condizioni irrinunciabili che consentono a una democrazia di far respirare la libertà ai suoi consociati.
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