(Foto di Archivio)
Dal degrado delle spiagge esotiche allo spopolamento dei centri storici, il turismo di massa mostra il suo volto più insidioso. Anche sul lago di Como il boom dei visitatori sta trasformando il territorio, ma la politica tace
Forse avrete sentito parlare dell’esotica isola di Boracay. O, se non ne avete sentito parlare, sicuramente avrete visto le sue spiagge bianche, per il semplice fatto che sono state immortalate in dozzine di campagne pubblicitarie di agenzie turistiche di tutto il mondo. Parliamo di uno dei sogni esotici per eccellenza. Un sogno che il turismo di massa ha trasformato in un incubo: sembra che gli albergatori locali avessero un’idea un po’ allegra della gestione degli scarichi dei gabinetti.
A furia di sversare tutto in mare, senza filtri, enormi quantità di liquami hanno reso irriconoscibili le acque limpide, facendo assomigliare il bagnasciuga di Boracay, nelle Filippine, a quello del Lido di Ostia dopo una mareggiata. Sostanzialmente, si nuotava con le alghe fino al collo, nella migliore delle ipotesi.Lo stesso discorso vale per un’altra località, la thailandese Koh Phi Phi, quella del film The Beach, con Leonardo DiCaprio. Chiusa per l’eccessivo affollamento e il conseguente inquinamento, con livelli folli di batteri, feci galleggianti e così via.A volte sono i turisti a essere espulsi (è il caso di alcune vie del quartiere delle geishe a Kyoto, dove gli stranieri continuavano a molestare le ragazze).
Altre volte è il turismo a espellere noi. È il caso di alcune vie del centro di Praga, dove ormai l’80% degli appartamenti è destinato agli affitti turistici. Un discorso che vale anche per Barcellona, dove si è arrivati al 50%. Tutti sanno che Venezia ha poco più di un quarto degli abitanti che aveva negli anni Settanta. Il centro storico di Firenze ha perso il 50% dei residenti, ovviamente per fare spazio ad Airbnb e hotel.
E poi c’è Como.Nel servizio con cui apriamo l’edizione di oggi presentiamo una serie di dati che mostrano come il boom turistico stia progressivamente spopolando i centri della provincia, spingendo verso la montagna gli abitanti dei paesi e delle città in riva al lago, dove i costi sono ormai proibitivi.Un fenomeno che meriterebbe riflessione e dibattito, anche perché la risposta non può consistere in un semplice e liberticida divieto draconiano imposto a chi possiede case. Mezzo mondo è al lavoro per trovare una ricetta sensata e sostenibile.
Il dibattito della politica locale langue tragicamente
Da noi, invece, il dibattito politico langue tragicamente, nonostante l’avvicinarsi della campagna elettorale a Como. Una campagna elettorale di cui non si conoscono nemmeno i candidati, tanta è la flemma.Servirebbero proposte serie, per evitare di subire questa trasformazione in maniera incontrollata. Il rischio è di ritrovarsi sfrattati da orde di turisti ciabattoni in braghette corte, incolonnati dietro un ombrellino. Una brutta fine.
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