Una Biofera in piccolo, ma il successo è grande
Canzo Tutto esaurito per la versione ridotta della storica manifestazione. Settanta gli espositori, migliaia di visitatori e il paese preso d’assalto
Lettura 1 min.Canzo
Poteva essere un anno senza la Biofera, è stato un anno con una BuonaFera da tutto esaurito.
La Biofera ha cambiato nome ed è diventata BuonaFera per il 2026, ma non ha perso il suo pubblico e ha dimostrato di avere ancora la forza di richiamare migliaia di persone a Canzo.
La giornata di ieri ha riportato nel paese il clima delle edizioni migliori, con un’affluenza in linea con le consuete domeniche di fiera accompagnate dal bel tempo.
I prodotti
Fin dalle prime ore del mattino Villa Meda si è riempita di visitatori.
Le circa settanta bancarelle hanno occupato gli spazi fino al ponte, proponendo prodotti biologici, artigianato naturale, oggettistica sostenibile e specialità alimentari, mentre la cucina ha servito i tradizionali pranzi con un’attenzione particolare anche alle proposte vegane.
Attorno agli stand, i bambini hanno riscoperto i giochi di una volta, contribuendo a creare quell’atmosfera familiare che da sempre rappresenta il marchio della manifestazione organizzata dalla Compagnia di Nost.
Una fiera concentrata in un solo giorno, con qualche evento collaterale in meno e delle attività anche il venerdì e il sabato.
L’impressione più evidente del successo dell’edizione è arrivata però dal resto del paese. Per tutta la giornata si sono formate code e rallentamenti lungo le strade di accesso a Canzo fino al lago del Segrino, con tutti i parcheggi disponibili completamente occupati.
Il risultato assume un significato particolare perché, fino a pochi mesi fa, il futuro della manifestazione sembrava tutt’altro che scontato.
Il peso dell’organizzazione, le difficoltà burocratiche e la carenza di volontari avevano spinto gli organizzatori a valutare una pausa di un anno.
Poi, poco alla volta, si è creata una edizione in forma ridotta ma poi sono stati proprio gli espositori a riempire sempre di più gli spazi ricostruendo un’edizione più contenuta rispetto al passato, ma fedele allo spirito originario.
La minima riduzione degli spazi, la fiera concentrata nella giornata di domenica, non hanno tolto forza all’evento. Anzi, la partecipazione ha confermato che la formula continua a funzionare: una proposta curata, senza eccessi, capace di mettere al centro la qualità degli espositori, la sostenibilità, la convivialità e il legame con il territorio. «Alla fine siamo molto contenti della partecipazione, ci sono una settantina di bancarelle. Ora pensiamo a quest’anno, per l’anno prossimo ci sarà tempo», spiegano gli organizzatori della Compagnia di Nost.
Futuro aperto
Per il momento, quindi, nessuno si sbilancia sul ritorno della formula tradizionale su tre giorni, anche se il weekend appena concluso lascia aperte prospettive incoraggianti in tutte le direzioni. La BuonaFera ha dimostrato di saper raccogliere l’eredità della Biofera senza rinunciare alla propria identità, volendo la giornata unica potrebbe essere una via da percorrere magari allungando l’orario fino a sera.
Più che un semplice cambio di nome, l’edizione 2026 ha segnato una evoluzione di una manifestazione che non sembra possa fermarsi. E la risposta del pubblico, con migliaia di persone tra Villa Meda e il centro del paese, racconta più di mille parole.
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