Incendi nei boschi: Erba e Ponte Lambro
le zone più a rischio

Triangolo Lariano Il report della Comunità montana: «Episodi quasi sempre nelle stesse località. Probabilmente si tratta di eventi di origine dolosa»

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Erba

Nel Triangolo Lariano l’area maggiormente a rischio incendio è la fascia boschiva tra i comuni di Erba e Ponte Lambro. Sono a rischio anche le aree al confine tra Albavilla e Tavernerio, oltre ai boschi nei comuni di Longone al Segrino, Eupilio e Pusiano.

Il dato emerge dal piano di indirizzo forestale adottato lo scorso 30 luglio dall’assemblea della Comunità Montana, giorni prima che gli incendi del Moregallo e del Monte Goj riaccendessero i riflettori sulla fragilità delle aree naturali lariane alle prese con siccità, cambiamento climatico e comportamenti scorretti.Il piano di indirizzo forestale della Comunità Montana è stato realizzato dallo Studio ForST Network ed è composto da centinaia di pagine - tra analisi, mappe e tabelle - che toccano molti temi. Fra questi, gli incendi boschivi.

Nel Triangolo Lariano, si legge nella relazione, «il regime degli incendi è storicamente caratterizzato da un andamento stagionale con un picco nel periodo invernale-primaverile, tra dicembre e aprile. Tuttavia, negli ultimi anni, si è registrato un aumento degli incendi nel periodo estivo a causa dell’aumento delle temperature e della siccità».Dai dati raccolti negli ultimi anni, le aree con il maggior numero di incendi sembrano essere i Comuni di Erba, Ponte Lambro, Longone al Segrino, Eupilio e Pusiano, oltre alla zona sud tra Tavernerio e Albavilla. Nella zona centrale del Triangolo Lariano, a rischio sono le aree di confine tra Sormano, Caglio, Rezzago, Asso e Lasnigo, nella zona nord tra Bellagio, Magreglio, Nesso e Veleso.

«Gli incendi - si legge - si ripropongono perlopiù nelle medesime località poste su pendii ripidi, vicino a strade isolate o lungo le sponde di laghi, il che fa pensare si tratti quasi sempre di episodi di origine dolosa, con innesco notturno o serale in cui è inabilitato l’intervento aereo». A rischio in particolare boschi e pascoli, e la fase di transizione fra i due con cespugli che spesso fungono da innesco.«Le aree più soggette ad incendi risultano essere quelle di medio versante, poste tra i 500 e i 1.500 metri, seguite da quelle di pianura. I versanti più a rischio non sembrano essere quelli a sud, bensì quelli ad ovest».

Non mancano suggerimenti operativi, offerti dai tecnici alla politica per mitigare il rischio. Si va dalla realizzazione di punti di rifornimento idrico per i mezzi antincendio alla realizzazione di nuove piazzole per l’atterraggio di elicotteri, passando per la manutenzione dei sentieri così da favorire il passaggio rapido dei mezzi dell’antincendio boschivo.Un’ampia sezione del piano è dedicata poi ai rischi idrogeologici, che torneranno di attualità in autunno. A questo proposito, si legge, «tra i vari bacini idrografici con un elevato rischio di dissesto ci sono i torrenti Perlo, Cosia e Bova».

In corrispondenza del Bova, nella frazione erbese di Crevenna, si evidenzia anche «la precaria condizione idraulica del tratto a monte dell’abitato, caratterizzato da frequenti restringimenti di sezione e tombinature che determinano, in occasione di precipitazioni anche modeste, episodi di esondazioni ed occlusioni».

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