Legge di bilancio, ridotti gli aumenti di pensione per 55mila pensionati comaschi: «Usati come bancomat»

Novità della manovra La protesta dei sindacati contro la riduzione degli assegni in vigore dal 2027: «La manovra finanziaria? Pesca soldi dove non serve neppure chiederli»

Dal 2027 gli aumenti delle pensioni dovrebbero essere più bassi per chi supera i 2.447 euro lordi al mese. Lo prevede il disegno di legge di bilancio del governo, ora all’esame del Parlamento, e a Como il taglio alla rivalutazione potrebbe toccare fino al 40% dei pensionati , secondo le stime della Uil, che insieme allo Spi Cgil boccia la misura. Si tratta di circa 55mila persone sul totale dei 155mila percettori comaschi di pensione.

«Un’inaccettabile ingiustizia»

«È di nuovo una profonda e inaccettabile ingiustizia», dice Marinella Magnoni, segretaria generale dello Spi Cgil di Como. Oggi le pensioni vengono adeguate al costo della vita ogni gennaio, ma sopra quella soglia, pari a quattro volte il minimo Inps, l’aumento è già ridotto. Con la manovra il taglio si fa più pesante e cresce con l’importo, fino a riconoscere solo un terzo dell’inflazione agli assegni più alti. Con un’inflazione al 3%, chi prende 2.500 euro lordi perderebbe 144,17 euro l’anno rispetto a oggi, chi ne prende 4.000 oltre 700. «Si torna al sistema che avevamo denunciato nel 2023», spiega Magnoni. «È una perdita molto consistente, che si aggiunge a quelle degli anni passati e che non è più recuperabile.»

«La gente non si cura più, rinuncia a tutto, anche a quello che può sembrare superfluo. È vero che 1.800 euro netti sembrano tanti, però per vivere a Como di sicuro non ti rendono componente della fascia dei ricchi»

«La gente non si cura più, rinuncia a tutto, anche a quello che può sembrare superfluo», racconta Antonio Del Verme, segretario provinciale della Uil Pensionati del Lario. «Non trovi più i pensionati al ristorante, nemmeno per una pizza. La benzina è arrivata alle stelle e cominciano a eliminare anche la macchina. Uno con una pensione di 1.500 euro, pagando l’affitto, non ha neanche i soldi per andare a fare la spesa». Per i sindacati, chi supera la soglia non è un ricco. «È vero che 1.800 euro netti sembrano tanti, però per vivere a Como di sicuro non ti rendono componente della fascia dei ricchi», osserva Magnoni. «Sono pensioni di gente che ha lavorato almeno 40 anni e ha versato i contributi». Alla domanda se lo sconto Irpef previsto dalla manovra basti a compensare, risponde secca. «Ma no». E la card sanitaria da 300 euro per gli over 75 con pensione fino a 28 mila euro è «una presa in giro. Bisogna finanziare il sistema sanitario pubblico, non dare il contentino per andare nel privato».

La stessa situazione per i giovani

Il fronte dei giovani: «Chi lavora in un supermercato arriva forse a 1.300 euro al mese, e quando andrà in pensione avrà 700-800 euro»

«Siamo diventati il bancomat dei governi che passano», attacca Del Verme, «e non è solo questo governo qua, sulle pensioni ci hanno messo mano tutti i governi passati in questi ultimi dieci anni». Per Magnoni il meccanismo è sempre lo stesso. «Quando la finanziaria deve pescare soldi, dove va? Va a prenderli dove c’è la possibilità di prenderli senza neanche chiederglielo». Del Verme pensa anche ai giovani. «Chi lavora in un supermercato arriva forse a 1.300 euro al mese, e quando andrà in pensione avrà 700-800 euro».

Sulla protesta, però, i due sindacati vanno divisi. Del Verme parla di iniziative comuni da decidere al prossimo consiglio regionale. Lo Spi Cgil, per ora, si muove da solo. «Se Del Verme riesce a convincere il resto della Uil a mobilitarsi insieme, saremo solo felici. Però al momento purtroppo no», dice Magnoni. Il 18 novembre i pensionati della Cgil distribuiranno volantini in almeno tredici centri della provincia, da Como a Cantù, Erba e Lomazzo, davanti a case di comunità, uffici postali e mercati, anche nei paesi più piccoli. Il 20 saranno di nuovo in piazza, nel giorno dello sciopero generale della Cgil. Intanto la manovra dovrà essere approvata entro il 31 dicembre, e le fasce potrebbero ancora cambiare. La Fnp Cisl non è stata raggiungibile prima della chiusura del giornale.

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