Lettere mai tornate dalla steppa russa: una serata storica a Castelmarte

L’incontro Dalla ricerca accademica alle emozioni personali: una sera sulle tracce degli Alpini e dei soldati mai tornati con lo storico Simone Girardi

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Castelmarte

Una serata intensa, sospesa tra il rigore della ricerca storica e la commozione del ricordo, ha saputo richiamare una platea attenta e partecipe di circa sessanta persone. Sabato scorso la sala est di Palazzo Municipale di Villa Castelli, a Castelmarte, ha ospitato la presentazione del volume “Lettere dalla steppa. Storia di coloro che non tornarono”, opera dello storico e ricercatore milanese Simone Girardi. L’evento è stato organizzato dall’istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta di Como e dalla Biblioteca di Castelmarte, con la preziosa e attiva collaborazione del Gruppo Alpini e del Gruppo Bersaglieri locali.

Pubblicato da Biblion Edizioni, con la prefazione di Maria Teresa Giusti, il libro di Simone Girardi ha raccolto consensi accademici e istituzionali, vincendo il concorso “Riconoscenza alla solidarietà e al sacrificio degli Alpini”, istituito da Regione Lombardia in collaborazione con l’Associazione Nazionale Alpini.

Il saggio storico

Il saggio racconta la Campagna di Russia e la tragica ritirata attraverso le memorie dei soldati italiani sul fronte del Don. Lauretta Minoretti, presidente dell’Istituto Perretta (coautrice del volume Castelmarte, un paese strategico) ha presentato l’incontro introducendo i relatori Simone Girardi a Samuele Chiodelli, anch’egli ricercatore e laureato all’Università degli Studi di Milano, e tracciando le linee guida di una stretta collaborazione scientifica che li lega.

Il dramma del Don è stato così sviscerato attraverso due punti di vista speculari e complementari: se Simone Girardi ha restituito il dolore di chi non è più tornato, analizzando le lettere originali inviate dal fronte, Samuele Chiodelli ha illustrato l’altra metà di quel dramma con la presentazione del progetto Le voci della memoria: i reduci raccontano..., realizzato in collaborazione con l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci (ANCR) di Bergamo: una straordinaria raccolta di video-interviste che ha riportato idealmente in sala la viva voce di chi è riuscito a tornare.

Il ricordo del caporale Legnani

Il momento più toccante dell’incontro è arrivato quando Girardi ha svelato l’esatta genesi dell’opera, nata dall’intreccio indissolubile tra lo studio accademico e gli affetti familiari. Tutto ha avuto inizio quando l’autore, allora studente, era appena rientrato a casa per il pranzo dopo aver frequentato una lezione di Storia contemporanea all’Università. Proprio in quel contesto, parlando con il nonno Mario Vincenzi, è emerso il ricordo di Deglause Legnani, caporal maggiore infermiere della Divisione Cuneense e cugino del nonno, mai più rientrato dalla Russia. In quel pranzo, vedendo il nonno profondamente commosso per una ferita familiare aperta da ottant’anni, Simone ha capito che lo studio della storia doveva farsi custode della memoria. Da quella forte emozione e dall’ultima lettera di Deglause – custodita gelosamente, ma orfana di un volto, poiché del giovane non era rimasta alcuna fotografia – è nata l’ispirazione per l’intero libro.

Il destino ha poi voluto regalare un ultimo, straordinario capitolo a questa ricerca. Poco tempo fa, Simone si è trovato a Copparo (in provincia di Ferrara) per presentare il volume. Lì, a casa dello zio, due ore prima dell’incontro è stata ritrovata casualmente, sepolta tra vecchie fotografie, l’unica immagine esistente di Deglause Legnani, completa di uno scritto autografo sul retro rivolto proprio a quel nonno Mario e ai suoi fratelli, allora bambini.

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