Novanta candeline per l’Avis di Como. L’appello ai giovani: «Solo il 10% dei donatori ha meno di 25 anni»
Giovedì prossimo, la sera, alle serre del Grumello ci sarà una prima cena istituzionale, quindi domenica 14 giugno all’Aeroclub la grande festa a partire dalle 17.30, tra cerimonia, musica e premiazioni
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L’Avis di Como compie novant’anni e lancia un appello ai giovani: «Solo il 10% dei donatori ha meno di 25 anni». Giovedì prossimo, la sera, alle serre del Grumello ci sarà una prima cena istituzionale, quindi domenica 14 giugno all’Aeroclub la grande festa a partire dalle 17.30, tra cerimonia, musica e premiazioni. «È un traguardo importante» racconta Mario Botta, il presidente dell’Avis Como che segue da vicino il primo secolo di storia dell’Avis nazionale.
«Durante la festa premieremo i donatori più storici e generosi. Volendo però chiamare tutta la città e nuovi volontari. Detto che nell’ultimo anno il numero di donatori, circa 5.600 comaschi, non è sceso, anzi, come non sono molto calate le donazioni, oltre 10mila. Sebbene il Sant’Anna a inizio anno abbia chiesto meno scorte e nonostante il passaggio verso il plasma, più richiesto dal settore per la produzione di emoderivati anche se più lungo e complicato da prelevare». Le sacche di sangue intero donate grazie all’Avis di Como nel 2025 sono state 8.065, nel 2024 erano 8.873, il plasma invece è salito da 2.428 a 2.782 unità.
I donatori in città sono 5.651, un numero in salita, toccato il minimo storico dopo la pandemia nel 2021. Il problema è che la fascia tra i 18 e i 25 è la meno rappresentativa, cioè il 10%, mentre l’età più presente tra i donatori va dai 44 ai 55 anni. «Si può donare sangue fino a 70 anni, aumentano le cessazioni e le persone che non possono più per motivi di salute dare il loro contributo – spiega Botta – il messaggio raggiunti i novant’anni è proprio questo. Ci serve l’aiuto dei giovani. Non riusciamo a coinvolgerli a sufficienza, arriviamo a loro tardi, quando hanno oltre i trent’anni. Dobbiamo trovare i giusti canali per informarli e motivarli.
Visto l’invecchiamento progressivo della popolazione dobbiamo attrezzarci». Di recente, racconta il direttore sanitario dell’Avis Luca Frigerio, alcuni appuntamenti per visitare i nuovi donatori sono andati a vuoto, sono saltati per mancanza di candidati. Un fatto mai successo, se si pensa che un tempo fuori dall’ambulatorio c’era la coda.
Altro tema su cui l’Avis a Como e provincia vuole concentrarsi è il sostegno ai centri trasfusionali per la ricerca dei medici. Mancano specialisti in ematologia che vogliano prendere servizio, in città regge il Valduce, è da tempo in difficoltà il Sant’Anna, in provincia preoccupa anche la tenuta delle trasfusioni all’ospedale di Erba. La ragione è sempre la carenza di personale. «È un momento storico, per un problema che coinvolge l’intero comparto sanità – dice Botta – noi come Avis ci siamo attivati, siamo a disposizione. Non abbiamo però le forze per organizzare un servizio simile in maniera autonoma. Certo il sostegno a medici e ospedali fa parte della nostra missione». Resta l’appuntamento di domenica prossima, aperto a donatori, famiglie, cittadini, per diventare parte di una storia che da novant’anna, continua a crescere grazie al contributo di tutti.
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