Rsa, prima gli erbesi? «No, chi vive in città non ha la precedenza»
Casa di riposo Polemiche per le lunghe liste d’attesa e qualche residente vorrebbe “saltare la fila”. Il presidente: «Siamo tenuti alla massima trasparenza»
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«In lista d’attesa abbiamo molti residenti in città, ma non possono saltare la fila per accedere a Ca’ Prina. I vantaggi per gli erbesi sono legati allo sconto sulla retta e alla compartecipazione da parte del Comune per le persone indigenti». A parlare è Alberto Croci, presidente della Fondazione Giuseppina Prina che gestisce la Rsa comunale: il chiarimento arriva dopo aver ricevuto lamentele per un sistema di inserimento che non favorisce gli abitanti di Erba.
Chi protesta lo fa quasi sempre in buona fede, dando per scontato che gli erbesi abbiano la priorità per entrare a Ca’ Prina. «Si ripete spesso la stessa scena. Quando un cittadino ha necessità di inserire un familiare anziano in Rsa, resta stupito vedendo la lunghezza della lista d’attesa e chiede perché il suo familiare, residente in città, non possa entrare subito: purtroppo non può, è una questione di regole e trasparenza» dice Croci.
Partiamo dai numeri. «Facile fare i conti. In casa di riposo abbiamo 202 posti letto: la metà esatta è occupata da erbesi, l’altra metà da residenti nel circondario. Lo stesso vale per la lista d’attesa (siamo a 352 persone secondo l’ultima rilevazione di Ats Insubria, ndr): metà sono erbesi, metà non erbesi» dice il presidente.
«Il punto è che noi siamo accreditati con Regione Lombardia, che garantisce la metà degli introiti della casa di riposo (il resto arriva dalle rette e da un contributo comunale). Inoltre siamo iscritti al Runts (Registro unico nazionale del terzo settore): questo comporta la massima trasparenza e serietà nei criteri di accesso». Insomma, dice Croci, «un residente erbese non può pensare di passare avanti a un abitante di un altro paese che ha fatto richiesta prima ed è in condizioni più gravi».
Anche la La Provincia ha raccolto spesso lamentele da parte di cittadini che chiedono di avere la priorità. Dal loro punto di vista, essere erbesi deve pur garantire dei vantaggi: è un’opinione comprensibile, anche perché la Rsa è nata dal lascito testamentario di Giuseppina Prina che voleva garantire cure ai suoi concittadini.
«La prima risposta è che essere erbesi ha dei vantaggi: per i residenti la retta giornaliera è 69 euro, per gli alti 71,50 euro; inoltre il Comune di Erba interviene a fronte di un anziano indigente che non può permettersi di pagare la retta» dice il presidente.
«Nel 1926 Giuseppina Prina lasciò la casa per la cura dei “terrieri” delle zone di Incino, Villincino e Rovere: oggi la città è molto più grande, paradossalmente tutti i residenti nelle frazioni e nelle altre parti del centro non avrebbero diritti di priorità».
Croci chiude con una provocazione. «A fronte di un parente anziano in difficoltà, tutti si ricordano di essere erbesi e della nostra casa di riposo. Ma quando si tratta di scegliere la destinazione del cinque per mille, non c’è tutta questa attenzione alla Fondazione Giuseppina Prina: basterebbe un piccolo sforzo, a costo zero, per aiutarci a investire nella Rsa». Nell’anno fiscale 2025, la Fondazione è stata scelta da 347 contribuenti per un incasso totale di 13.675 euro.
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