«Un’odissea per tornare a casa da Catania». Ecco cosa è successo

La storia È un racconto di rabbia e amarezza quello di Antonio Barrera, montorfanese, rientrato dalla Sicilia. Un viaggio costato oltre 700 euro tra treni, pernottamenti e biglietti acquistati all’ultimo momento, spese che, denuncia, non saranno rimborsate. «Calenda dice che siamo nel terzo mondo? Io direi nel quarto. È una vergogna»

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«Calenda dice che siamo nel terzo mondo? Io direi nel quarto. È una vergogna».

È un racconto di rabbia e amarezza quello di Antonio Barrera, montorfanese, ex presidente dell’associazione “E20 Montorfano”, protagonista insieme al figlio Alessandro, ex consigliere comunale, di una vera e propria odissea per riuscire a rientrare a casa dalla Sicilia.

Un viaggio costato oltre 700 euro tra treni, pernottamenti e biglietti acquistati all’ultimo momento, spese che, denuncia, non saranno rimborsate.

Tutto comincia a Catania, con la cancellazione del volo, previsto domenica a mezzogiorno, che avrebbe dovuto riportare padre e figlio al Nord; causa della cancellazione, l’attività eruttiva dell’Etna.

Da quel momento parte una corsa a ostacoli. «La prima alternativa proposta da EasyJet era mercoledì sera alle 22 da Palermo», racconta Barrera. Impraticabile anche la soluzione dell’auto a noleggio, con prezzi schizzati alle stelle e la richiesta di pagare anche il viaggio di ritorno del mezzo: si parla di 900 euro.

Ai due montorfanesi non resta così che tentare la strada dei trasporti pubblici. Da Catania prendono il treno verso Messina, ma anche qui la situazione è al limite: «Il treno non partiva perché era troppo pieno. Eravamo stipati come sardine e abbiamo accumulato un’ora e un quarto di ritardo». Un viaggio segnato dalle continue fermate per consentire il passaggio dei convogli diretti verso Catania. «Si viaggia su un solo binario e poi vogliamo fare il ponte? - domanda sarcastico Barrera - È incredibile».

Arrivati a Messina, un altro assalto, questa volta ai collegamenti per attraversare lo Stretto. Centinaia di viaggiatori cercano una soluzione alternativa dopo la cancellazione dei voli. I Barrera riescono infine a raggiungere Villa San Giovanni in aliscafo, ma ormai è troppo tardi per proseguire. Sono costretti a cercare un B&B e trascorrere lì la notte.

La mattina seguente l’ultimo capitolo: il Frecciarossa per Milano. Anche in questo caso i posti spariscono nel giro di pochi minuti e padre e figlio, pur di tornare a casa, sono costretti ad acquistare la prima classe. Il conto dell’odissea supera così i 700 euro.

«C’era una disinformazione totale – denuncia Barrera – Treni presi d’assalto, prezzi degli aerei e delle auto triplicati, persone lasciate allo sbando. Stiamo parlando del quarto o quinto aeroporto italiano per numero di passeggeri». E sul treno, sottolinea, c’erano anche numerosi turisti stranieri: «Americani e altri visitatori: cosa racconteranno una volta tornati a casa?».

A rendere ancora più amaro il rientro è la questione dei rimborsi: «Ci rimborsano il volo cancellato, ma non tutte le spese sostenute per riuscire a tornare a casa, perché si tratta di eventi naturali e quindi non dipendenti dalla compagnia». Da qui l’appello del montorfanese: «Situazioni di queste dimensioni non possono più essere affrontate come semplici disservizi. È ormai qualcosa di sistematico. Deve essere trattata come un’emergenza: le persone non possono essere abbandonate a sé stesse».

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