Frontalieri sì o no?La Svizzera va alle urne(sarà un testa a testa)

La scelta Domenica chiamata al voto per un Paese o meno da dieci milioni Tremano anche i nostri lavoratori, i due Comitati sono a caccia di consensi

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Si profila uno spigoloso testa a testa per una delle consultazioni popolari più sentite degli ultimi (dodici e più) anni, quella dal titolo “No ad una Svizzera da 10 milioni!”, che domenica chiamerà gli elettori svizzeri alle urne per sondare umore e gradimento anche rispetto ai nostri frontalieri ed alla libera circolazione.

«Il 70% dei posti di lavoro è straniero
Non è economia»

D’altronde nonostante tutte le dichiarazioni di facciata, alla fine i nostri lavoratori sono entrati di prepotenza dentro questa dispendiosa (visti i 15 milioni di franchi messi sul tavolo dai due Comitati, quello del “Sì” e quello del “No”) campagna elettorale. Citiamo a questo proposito una delle tante dichiarazioni rese dal consigliere nazionale ticinese dell’Udc Piero Marchesi.

«Questo è caos»

«In vent’anni, nel Terziario ticinese, sono stati creati oltre 40 mila posti di lavoro, il 70% è andato a frontalieri. Questa non è economia, è caos», le sue parole. Ciò significa che il partito per antonomasia dai connotati anti-frontalieri e anti-europeisti sta tentando di riproporre, in maniera leggermente più edulcorata, il concetto di fondo che ha animato il referendum contro l’immigrazione di massa del 9 febbraio 2014. Dinnanzi a queste premesse, il fronte trasversale del “No” ha deciso in queste ultime settimane che portano al voto di dar fondo a tutte le argomentazioni possibili per recuperare il gap segnalato dai primi sondaggi.

E i risultati sembrano dar ragione a questa strategia. I contrari hanno rosicchiato cinque punti percentuali al “Sì”, attestandosi al 52%. Una percentuale che non mette però al riparo il “No” da possibili sorprese, considerato che l’iniziativa - ad inizio della scorsa settimana - raccoglieva ancora il 45% dei pareri favorevoli, a fronte di un 3% circa di persone ancora indecise.

Gli elettori esteri

Un aiuto al fronte del “No” l’hanno fornito gli elettori esteri, ovvero la popolazione svizzera che risiede al di fuori dei confini federali e che - stando all’ultimo sondaggio - voterebbe contro la limitazione della popolazione (cioè contro il limite massimo dei 10 milioni di abitanti) nell’ordine del 63% contro un 33% a favore ed un 4% di indecisi.

Gli opinionisti hanno fatto notare che gli indecisi guardano al Governo per la scelta finale. Governo che ha bollato l’iniziativa dell’Udc come irricevibile. Resta da capire se quello di domenica sarà ancora un voto di protesta, come accaduto il 9 febbraio 2014 o se gli elettori avranno compreso che senza manodopera proveniente dall’estero - frontalieri in primis - l’economia svizzera rischia una pesante battuta d’arresto, dopo le traversie già in essere legate al franco forte, alle turbolenze internazionali e al braccio di ferro - che ha ripreso vigore la scorsa settimana - con il Governo Trump per lo spinoso tema dei dazi.

Da qui a domenica tutto può ancora succedere. Il Governo e il Parlamento non hanno dubbi nel ritenere che «l’iniziativa crea insicurezza e mette in pericolo la stabilità della Svizzera. È dannosa per l’economia e minaccia il benessere e la sicurezza interna, causando notevoli costi alla Confederazione ed ai Cantoni».

L’Udc insiste nel sostenere che «l’immigrazione oggi in Svizzera porta ad una penuria di alloggi, ad aumenti degli affitti nonché ad ingorghi, treni sovraffollati e persino ad una diminuzione della qualità dell’istruzione».

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