La proposta: tassare i voli. Ma la Svizzera si spacca
Frontiere Il Comitato “Actif-Trafic” esce allo scoperto con una soluzione per finanziare il trasporto ferroviario e pubblico. C’è il no dell’Udc: «Un ostacolo per chi vuole spostarsi in aereo». E la Lega incalza sulle entrate del traffico pesante
Non tanto per la sua plurisecolare neutralità quanto piuttosto per il pragmatismo che da sempre la contraddistingue, la Svizzera ha innescato in beata solitudine un interessante dibattito che potrebbe essere sintetizzato con questa massima, vale a dire “tasse in cielo e polemiche a terra”. Il motivo di questa massima è subito spiegato.
Una soglia minima
di 30 franchi per ciascun biglietto
Rotti gli indugi
Il Comitato “Actif-Trafic” ha proposto - rompendo ogni indugio e cliché - di tassare i voli aerei, partendo da una soglia minima pari a 30 franchi per biglietto. L’obiettivo è racimolare un gruzzoletto da 1,5 miliardi di franchi da investire poi nel trasporto ferroviario, in un momento storico in cui la vicina Confederazione, senza il supporto dei Paesi confinanti (l’Italia e in quota maggiore la Germania), sta ragionando sul da farsi, non contenta evidentemente dei 22 miliardi e mezzo di franchi investiti per chiudere il cerchio di Alptransit.
Secondo il Comitato “Actif-Trafic” della tassa sui biglietti aerei beneficerebbe il 90% della popolazione, mentre il centro-destra, guidato dall’Udc (impegnato più che mai ad allargare il consenso in vista della consultazione popolare del 14 giugno “No ad una Svizzera da 10 milioni! (di abitanti)” che chiama in causa anche i nostri frontalieri, ha rispedito al mittente la proposta, bollata come «un ostacolo per chi desidera spostarsi in aereo».
Nel frattempo un’altra polemica avanza su strada. A innescarla ci ha pensato ancora una volta il deputato della Lega dei Ticinesi Lorenzo Quadri, che ha puntato l’indice contro le maglie larghe legate alla riscossione della Tassa sul traffico pesante, che ogni anno nelle casse federali porta 1,8 miliardi di franchi, due terzi dei quali destinati direttamente alla Confederazione.
Le contromisure
In particolare il nuovo sistema di riscossione, denominato “Nmts”, non garantirebbe la necessaria sicurezza, tanto che Lorenzo Quadri ha invitato il Governo di Berna ad alzare la guardia, predisponendo le necessarie contromisure contro “traffici illeciti, come droga o immigrazione clandestina”. Nel mirino anche lo scanner per i mezzi pesanti al valico di Chiasso che pare sollevare più di un interrogativo.
Dunque la Svizzera in questo momento preferisce lavare i panni sporchi dentro le mura della Confederazione, pur rappresentando le autostrade rossocrociate il principale crocevia tra il nord e il sud dell’Europa. Questo per dire che ogni decisione assunta entro i confini federali ha ricadute anche sugli Stati confinanti (e non solo).
La conferma giunge dalla decisione - poi sminata dal Tribunale amministrativo federale - dell’Ufficio federale dei Trasporti di imporre in proprio nuove regole per il transito dei treni merci oltreconfine, conseguenza diretta del deragliamento avvenuto dentro il tunnel Alptransit a Faido (Ticino). Pronta la protesta dell’Assoferr, l’Associazione italiana dei detentori e utilizzatori di carri ferroviari, anticipata però dalla decisione del Tribunale amministrativo federale di sospendere il decreto. Nulla di fatto dunque, almeno per il momento.
Nel frattempo, il Governo di Berna studia come incentivare il passaggio dalle autostrade alla ferrovia di un’ulteriore quota di merci, considerato che l’iniziativa delle Alpi - datata 1994 - continua a rimanere inapplicata, con i 650 mila mezzi pesanti che dovrebbero transitare attraverso il Gottardo che continuano a rappresentare un obiettivo a dir poco ambizioso. I transiti si mantengono sopra quota 850 mila. Tanti, troppi visto l’investimento miliardario su Alptransit.
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