«MATERIE PRIME ED ENERGIA TANTE AZIENDE SOFFRONO»

Il direttore di Aiti, Stefano Modenini, commenta l’impennata dei numeri dei fallimenti, soprattutto tra le piccole «Situazione schizofrenica: manca il materiale per evadere gli ordini e ne risente inevitabilmente la fatturazione»

Vivono una nuova impennata i fallimenti, soprattutto per i piccoli, nella Confederazione elvetica. Mentre l’industria vive come principali problemi il reperimento delle materie prime e il peso del costo dell’energia. Una situazione che ha gravato relativamente sull’organizzazione dei lavoro in Svizzera e nel Canton Ticino, questo grazie alla formula del lavoro ridotto che ha evitato ripercussioni negative sull’organico delle aziende ticinesi. Formula rientrata via via ma che potrebbe riproporsi se le difficoltà menzionate prima si confermassero o accentuassero.

Ne parliamo con il direttore di Aiti, Stefano Modenini, con lo sguardo anche al futuro e all’andamento di una ripresa che potrebbe essere dilatata, nonostante fosse iniziata già lo scorso anno.

Nel 2021 in Svizzera si è registrato un nuovo aumento di fallimenti e procedure d’esecuzione, dopo la relativa tregua dell’anno prima: è un segnale che il peggio non è ancora passato, anzi per le aziende il post pandemia – se già così possiamo definirlo – comporta nuovi oneri, nuove difficoltà?

Per fortuna quello dei fallimenti non è un tema di attualità nel settore industriale, bensì piuttosto in altri settori dell’economia e in particolare le attività artigianali, commerciali e di servizi, dove però una certa evoluzione di aperture e chiusure è abbastanza fisiologica.

L’industria sta vivendo una situazione schizofrenica. Il portafoglio ordini in linea generale ha raggiunto livelli buoni, anche in prospettiva del 2023, ma la cronica mancanza di materiale per la produzione ritarda l’esecuzione degli ordini e dunque anche la fatturazione.

Senza contare i nuovi problemi.

Esatto. Anche il rincaro dell’energia, soprattutto per chi ha contratti in scadenza che devono essere rinnovati, aumenta considerevolmente i costi. Le aziende stanno facendo di tutto per trovare in giro per il mondo il materiale che serve ma la situazione oggettivamente resta tesa. E non crediamo migliorerà a breve termine.

L’energia è dunque il primo dei problemi per le aziende ticinesi? in Italia ci si lamenta ad esempio che ad aprile le bollette sono state anche sette volte il passato: che stima c’è nel vostro caso e quanto preoccupa il trend? ci sono cioè prospettive di abbassamento oppure bisognerà ancora affrontare i rincari nei prossimi mesi? E temete anche una difficoltà di approvvigionamento?

In questo momento direi che la preoccupazione principale delle nostre imprese è la mancanza del materiale. Non che l’energia come detto non sia un grosso problema, ma abbiamo constatato che la maggior parte delle aziende ha contratti di fornitura di energia in essere e dunque almeno per il momento in una certa misura è al riparo dagli aumenti di queste settimane. Ma si tratta di un vantaggio destinato a non durare per molto tempo in quanto almeno il 50 – 60 % dei contratti di fornitura di energia deve essere rinnovato quest’anno e nel 2023. Le aziende sono consapevoli che dovranno mettere in conto aumenti dei prezzi dell’energia – elettricità e gas soprattutto – del 20–30 % almeno.

A preoccupare è soprattutto l’incognita dell’approvvigionamento a medio e lungo termine. Il Consiglio federale se ne sta occupando perché la tematica evidentemente è nazionale e non solo regionale.

Materie prime: anche qui, quanto si è aggravato il problema dell’approvvigionamento e dei rincari per voi, come diceva. Dove si riscontrano le maggiori difficoltà?

Siamo nella medesima situazione credo dell’Italia e di molti altri paesi. La situazione è particolarmente grave, le aziende vivono una grande incertezza, sui quantitativi delle forniture, sui loro prezzi, sulle tempistiche di fornitura. Vivono sostanzialmente la situazione giorno per giorno senza poter fare una programmazione seria del lavoro. Un po’ tutti i materiali mancano, in particolare per l’industria l’acciaio e gli altri metalli, microprocessori, ma pure la carta e il cartone, senza il quale ad esempio non si possono vendere i medicinali.

In questo contesto così delicato che ripercussioni ci sono anche dai trasporti e quindi dalla logistica?

Il prezzo dei container trasportati via mare è letteralmente esploso e risulta inoltre difficile reperirli. Un container che magari prima costava 2.000 – 4.000 euro ora ne costa 10.000 – 20.000. I costi sono quindi esplosi. Anche chi trasporta via gomma non ha ragioni per essere tranquillo perché anche in questo ambito i maggiori costi sono elevati.

La gestione della logistica evidentemente risente delle problematiche legate al trasporto. Abbiamo visto tutti che conseguenze a livello internazionale comporta la chiusura del porto di Shanghai, oppure la difficoltà di navigare sul Reno per la mancanza di acqua.

Come influisce tutto ciò sull’organizzazione del lavoro?

Per fortuna in Svizzera abbiamo lo strumento dell’orario di lavoro ridotto, che durante la pandemia ha salvato molti posti di lavoro. La ripresa degli ordinativi nel 2021 e in questa prima parte del 2022 ha ridotto il ricorso delle aziende a questo strumento, ma se le difficoltà citate in precedenza permangono crediamo che più aziende torneranno a ricorrere al lavoro ridotto. In diversi rami di attività c’è dunque già un fenomeno di riduzione parziale dell’attività e naturalmente lo scenario descritto in precedenza rende molto difficile l’organizzazione del lavoro, che nell’industria tipicamente si svolge sovente su due o tre turni durante tutto l’arco della giornata. La situazione è complessa perché naturalmente le aziende devono rispettare i contratti di lavoro e la legge sul lavoro, che fissa dei limiti orari all’attività. Ci vuole flessibilità da parte di tutti.

Quali sono invece i segnali di schiarita, quelli che fanno sperare in una situazione migliore quest’anno? O il pensiero di una ripresa va ormai già al 2023?

Una ripresa seppur frenata dai problemi contingenti è in atto già dal 2021, ma in questo momento non è possibile fare delle previsioni attendibili. L’andamento del 2021 complessivamente a livello industriale è stato positivo, probabilmente il 2022 lo sarà meno. Il livello dell’inflazione resta contenuto e il fatto di essere un paese indipendente permette alla nostra banca centrale di agire direttamente per cercare di attenuare la forza del franco.

Ci sono ulteriori preoccupazioni?

Siamo preoccupati in vista dell’autunno, qualora alle note difficoltà legate al reperimento delle materie prime dovesse abbinarsi un ritorno della pandemia e dunque la prospettiva di eventuali limitazioni alle attività oppure l’assenza di personale in malattia. Una prospettiva che speriamo non si realizzi ma alla quale nella misura del possibile le aziende e direi anche le istituzioni ticinesi e svizzere devono prepararsi già sin d’ora.

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