Non c’è solo la Cassa Malati: scatta l’allarme dei rincari
Tutta la Svizzera e in particolare il Canton Ticino davanti a un’ondata di aumenti da qui alla fine del 2026. Ritocchi all’insù per trasporto pubblico (su gomma, rotaia e acqua) e affitti. E attenti alla previsione di crescita
La “Cassa Malati”, l’assicurazione sanitaria obbligatoria che tanti grattacapi sta creando alle famiglie svizzere - ticinesi in primis, considerato che il Cantone di confine con il 7,1% guida la classifica federale quanto a rincari - è in buona compagnia.
Sempre più spesso
ci si trasferisce
a vivere in Italia
Dietro l’angolo ci sono altri aumenti con cui la vicina Confederazione dovrà fare i conti da qui ai prossimi mesi, primo fra tutti quello dei trasporti pubblici. L’annuncio - arrivato negli ultimi giorni - porta la firma autorevole dell’organizzazione di settore dei trasporti pubblici, che ha confermato il via libera con il debutto dell’ordinario invernale di aumenti nel servizio diretto nazionale nell’ordine del 3,9%. Una misura che riguarda i biglietti, ma anche gli abbonamenti validi a livello nazionale.
Conti con il portafogli
Ora bisognerà capire quanto questi aumenti verranno somatizzati da un’utenza che nella quasi totalità dei Cantoni, oltre alla “Cassa malati”, deve anche fare i conti con un’avanzata che pare ormai inarrestabile degli affitti. Anche in questo segmento, il Ticino è in cima alla graduatoria cantonale, da anni stretto nella “morsa” del caro affitti.
Prova ne sia che, per diretta conseguenza, è in continuo aumento il numero di cittadini del vicino Cantone (e in generale della Confederazione) che lasciano la Svizzera per venire a vivere in Italia. Le ultime statistiche - che peraltro risalgono a qualche giorno fa (dunque sono più che aggiornate) - hanno certificato il fatto che sono 4400 i cittadini svizzeri che vivono a Como, mentre altri 3300 hanno deciso di andare a vivere a Varese.
Il perché è presto spiegato. La vita oltreconfine costa a tutto tondo molto più che in Italia, anche se da noi - capoluogo in primis - l’assedio turistico ha livello (e di parecchio) al rialzo i prezzi, fermo restando la difficoltà conclamata a trovare un’abitazione in affitto, visto il boom degli affitti brevi.
Dunque - nella maggioranza dei casi - pur mantenendo lo status svizzero, la scelta è quella di rimanere a ridosso del confine, ma di conservare lo status svizzero. A livello numerico, come rimarcato dall’Ufficio federale di Statistica, a fine 2025 erano oltre 838 i cittadini della Confederazione, con cittadinanza svizzera, che risiedevano al di fuori dei confini federali. Un dato tra i più alti di quelli registrati negli ultimi dieci anni.
L’altro elemento di criticità è rappresentato dal campanello d’allarme lanciato dal gruppo di esperti che fa capo a Berna. Gruppo che senza troppi giri di parole ha previsto per il 2026 una crescita al di sotto della media dell’1%, seguita dall’1,7% per il prossimo anno.
Il franco forte
Su queste dinamiche incidono sia il franco forte - che continua la sua cavalcata nei confronti dell’euro, anche se per forza di cose la moneta rossocrociata è tornata negli ultimi giorni ai livelli di gennaio, dopo aver toccato quota 1,11 il 13 marzo - sia le turbolenze internazionali, che passano anche dall’annuncio del Governo Trump degli extra dazi sui prodotti farmaceutici svizzeri d’esportazione. Si tratta di un annuncio per certi versi shock, considerato che da sola la farmaceutica rappresenta il 52% delle esportazioni dalla Svizzera agli Stati Uniti.
Qualora questa misura dovesse andare in porto, c’è il rischio concreto non solo di delocalizzazioni di attività produttive, ma anche di probabili sacrifici in termini di posti di lavoro. Un’eventualità che il Governo di Berna punta inevitabilmente a scongiurare.
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