Un pedaggio contro il caos. Ma la politica è già divisa

Il dibattito Il prevedibile aumento del traffico e le possibili soluzioni. C’è chi invoca una vignetta a tempo e chi pensa a un ticket turistico

Raramente un argomento aveva così appassionato e, in larga parte, diviso la politica svizzera. Il riferimento diretto è ai rimedi anti-caos da adottare per rendere meno caotica la situazione ai due portali del Gottardo, quello in territorio ticinese ubicato in quel di Airolo e quello in territorio Urano in quel di Goschenen, con il nostro territorio - a cominciare dal “nostro” valico di Brogeda - nel ruolo di spettatore interessato.

Soprattutto dopo i 20 chilometri di coda registrati in corrispondenza della festività di Pentecoste, con tempi d’attesa per imboccare il tunnel vicini alle tre ore, la politica si è interrogata sul da farsi. Il primo sussulto l’ha avuto il Gran Consiglio del Canton Uri, che di fronte a una viabilità cantonale praticamente paralizzata (e non solo durante feste comandate e ponti) ha approvato in tutta fretta una mozione finalizzata ad introdurre una prenotazione on line per poter accedere al tunnel così da arginare, almeno in parte, un assalto che al portale nord sta assumendo risvolti sempre più problematici.

Caos sull’asse viabilistico

A stretto giro, tre consiglieri nazionali hanno dato corso ad un’altra mozione - rigorosamente bipartisan - depositata a Berna in cui al Governo federale viene chiesto di prendere una posizione ferma contro il caos che sta attanagliando il principale asse viabilistico tra il nord ed il sud dell’Europa.

Immediatamente sono arrivate altre due proposte, la prima di una “vignetta” (il riferimento è al celebre contrassegno autostradale) a tempo e l’altra di una “vignetta” turistica (proposta questa sostenuta dal Centro) che nei periodi di maggior traffico potrebbe raggiungere anche i 300 franchi. Il concetto di fondo è che chi non sosta sul territorio dei due Cantoni interessati dal tunnel incapperebbe in una sorta di pedaggio maggiorato.

Gli ostacoli burocratici

Ma è chiaro che si tratta di una proposta che dovrebbe superare numerosi ostacoli, anche di natura burocratica. Di sicuro, dato anche il clima elettorale che si respira nella vicina Confederazione (a ottobre sono in calendario le attese elezioni federali), l’ipotesi del pedaggio al Gottardo terrà banco dentro e fuori il Parlamento svizzero. Chiamato in causa il prima persona, anche il Governo ticinese ha detto la sua, con il consigliere di Stato Claudio Zali, che ai microfoni della Rsi ha fatto notare come «l’unica soluzione realmente percorribile è quella di rendere transitabili quattro corsie».

Ma per fare ciò servirebbe una modifica Costituzionale, considerato che uno specifico articolo della Costituzione vieta in maniera netta l’aumento “della capacità viaria”. L’altro obiettivo è di riuscire a completare entro la cosiddetta “Strategia 2030” il trasferimento di una parte delle merci dalla gomma alla rotaia, per arrivare così puntuali alla quota limite dei 650 mila passaggi annui di mezzi pesanti attraverso le Alpi. Quota al momento difficile da raggiungere (i transiti lo scorso anno sono stati 880 mila), nonostante le ripetute sollecitazioni del Governo e il completamento di un progetto ambizioso e funzionale come Alptransit.

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