Verzasca dopo la fusione: un progetto che fa scuola

A sei anni dall’aggregazione, il sindaco Ivo Bordoli traccia un bilancio positivo in termini di turismo e investimenti: «I piccoli Comuni da soli non avevano più risorse: oggi siamo in grado di guardare avanti senza rimpianti»

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Il Municipio attraversato dalle acque cristalline del fiume Verzasca ha deciso di unire le forze in un anno non semplice come quello segnato per dieci lunghi mesi dalla pandemia.

E così, nonostante la rilevanza dei “campanili”, Brione, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e dei “comprensori di valle” di Gerra Verzasca (scorporato dal comune di Cugnasco-Gerra) e di Lavertezzo sono confluiti in Verzasca affidando le chiavi del Municipio al sindaco Ivo Bordoli. Sindaco di origini laghée e tremezzine visto che Bordoli è uno dei cognomi più diffusi proprio della Tremezzina.

La vostra aggregazione risale all’ottobre 2020. Sei anni dopo qual è il bilancio di questa iniziativa politica e amministrativa?

L’aggregazione è datata 18 ottobre 2020. Sei anni dopo il bilancio è più che positivo. Sono stati portati avanti progetti ed interventi - altri sono in cantiere - che sette piccole realtà comunali non avrebbero potuto garantire. Più che sette piccole realtà municipali abbiamo riunito una Valle intera, apprezzata anche la scorsa estate da tanti escursionisti comaschi. Oggi siamo un’unica realtà che conta poco più di 800 abitanti, ma che rappresenta per estensione territoriale la più grande realtà ticinese. Siamo una realtà di montagna e come tale è difficile attirare qui nuovi residenti.

Com’è nata questa idea di unire le forze, derogando così alla logica dei “campanili”?

Siamo partiti da una considerazione di fondo, legata al fatto che ci trovavamo grossomodo tutti nella condizione di non avere più risorse umane per amministrare Comuni piccoli come i nostri. Serviva più forza contrattuale con il Cantone. Un piccolo Comune di montagna non avrebbe potuto portare avanti certe opere, che avrebbero dovuto avere un respiro più ampio, legato all’intera Valle. Obiettivamente se non si uniscono le forze ci sono pochi margini d’azione.

Il processo di aggregazione ha portato in dote anche finanziamenti dedicati?

Sì. Abbiamo ricevuto circa 11 milioni di franchi più altri due finanziamenti da 2 milioni e 2 milioni 400 mila franchi. Il primo finanziamento di 11 milioni tecnicamente è servito ad abbassare il debito. I 2 milioni 400 mila franchi sono stati utilizzati per costruire una palestra al servizio dell’intera Valle, mentre altri 2 milioni di franchi sono stati destinati ad opere finalizzate a creare indotto economico, come l’apertura di un negozio a Brione Verzasca.

Interessante iniziativa. Cioè il Comune ha finanziato l’apertura di un negozio?

Abbiamo cofinanziato questa bella iniziativa, finanziata con 3 milioni di franchi dal Comune e in generale dagli enti pubblici più un altro milione e seicentomila franchi per gli arredi interni e le opportune migliorie del caso. In questo contesto è stata utilizzata una parte di questi due milioni di franchi. Questo per dire che la scelta di unire le forze ha pagato a tutti i livelli. Ancora oggi rivendichiamo con successo quanto deciso sei anni fa.

Nessun ripensamento dunque, in occasione di questo sesto anniversario?

No, nessun ripensamento. Rivendichiamo la bontà di questa scelta - che ho sostenuto dall’inizio in prima persona - sia a livello amministrativo che finanziario. Scelta che rifarei senza alcun indugio e che consiglio anche ad altre realtà municipali, a cominciare da quelle medio-piccole.

L’aggregazione tra Comuni è servita anche a gestire la notorietà data dalle “Maldive di Milano”, appellativo che la vostra realtà - contrassegnata lungo il corso del fiume Verzasca da piscine naturali e acque cristalline - porta in dote ormai dal 2017 in poi a suon di milioni di click. Com’è oggi la situazione?

L’estate è stata tosta. Abbiamo avuto anche quest’anno tantissimi turisti. Per fortuna aggiungo, perché il turismo è linfa vitale per questa porzione di territorio ticinese. E’ la principale fonte di sostentamento per una valle come la nostra. Noi puntiamo sul paesaggio, sulle nostre acque dal colore inimitabile e sulla tipicità dei nostri villaggi. Conviviamo con questo appellativo, le “Maldive di Milano”. Anzi rinnovo l’invito per chi non l’avesse ancora fatto a venirci a trovare, dato il forte legame che la nostra Valle ha - per motivi diversi - con il territorio comasco”. Rivendichiamo con un pizzico di orgoglio la nostra proposta turistica che di anno in anno ha acquisito crescenti consensi.

Si sono ripetuti i problemi con la viabilità che aveva già segnalato anni fa? E in questo contesto il Cantone vi ha aiutato?

È chiaro che una viabilità come la nostra, di fronte a un afflusso così importante va in sofferenza. Ci abbiamo fatto il callo, negli anni. La strada è cantonale, ma dal Cantone abbiamo avuto pochi aiuti. La tesi di Bellinzona è che la polizia debba fare prevenzione, ma non viabilità. Difficile dunque ottenere finanziamenti dedicati. Per diretta conseguenza, cerchiamo di organizzarci con una vigilanza privata che dà manforte nella gestione del traffico. Vigilanza che paghiamo come Comune.

Nessuna paralisi del traffico, dunque, sul modello di quella che a più riprese ha registrato la nostra statale Regina nei mesi clou della stagione turistica?

Nelle prime stagioni turistiche, dopo la notorietà data anche dall’appellativo di “Maldive di Milano” qualche problema c’è stato. Ora ci siamo adattati alla nuova situazione e sappiamo come affrontare le diverse situazioni. Conviviamo con il turismo, rimarcando il concetto che “ben venga il turismo”. Non mi stancherò mai di ripeterlo. Ad esempio, a breve aprirà il campeggio alpino a Brione Verzasca, gestito dal Touring Club Svizzero. Si tratta di un investimento importante. I campeggi rappresentano un’interessante tipologia di turismo, non più basato sul mordi e fuggi. L’obiettivo è avere soggiorni più lunghi, con tutto ciò che ne consegue in fatto di indotto per il territorio. Nel contempo in fondo alla Valle a Sonogno stiamo creando un centro sportivo per famiglie. Progetti entrambi realizzabili con l’aiuto alle regioni periferiche del Cantone e della Confederazione.

Nel Locarnese è in atto il primo tentativo di aggregazione tra Comuni. Che consiglio dà ai colleghi sindaci impegnati in questa iniziativa istituzionale?

Bisogna aggregarsi, soprattutto in un polo come quello del Locarnese composto da tanti Comuni. Ben altra realtà è quella del Luganese, dove le fusioni hanno già trovato concretizzazione. Analogo discorso per Bellinzona. Nel Locarnese il tema dell’aggregazione ha creato maggiori contrasti, sempre nel rispetto dei ruoli. Ben venga dunque questo tentativo di aggregazione. Ora però va concretizzato. Per realizzare progetti importanti - questa la mia visione - è necessario agire insieme. I campanili esistono sempre, ma bisogna trovare una sintesi tra le varie esigenze. Nel nostro piccolo, abbiamo dato un segnale. Alla fine ritengo che il bilancio di questa aggregazione - come anticipato - sia più che soddisfacente.

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