Licenziati tutti i dipendenti dell’ex ferriera di Dongo

Il fatto Il comunicato congiunto di Fim Cisl e Fiom Cgil dopo la decisione di Dongo Casting: «Un colpo durissimo per le famiglie e per tutto l’Alto Lago»

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Dongo

Si chiude con il licenziamento collettivo di tutti i dipendenti la vicenda della Dongo Casting. Venerdì 24 luglio sono state consegnate le lettere di licenziamento ai circa 60 lavoratori dello stabilimento, mettendo fine a una crisi industriale iniziata dopo l’acquisizione dell’azienda da parte del gruppo cinese Shenyu nel 2019 e aggravata negli anni dalla pandemia, dalla crisi del settore automotive e dalla progressiva mancanza di sostegno finanziario della proprietà.

Per Fim-Cisl dei Laghi e Fiom Cgil Como la chiusura rappresenta una perdita rilevante non solo dal punto di vista occupazionale, ma anche industriale. Lo stabilimento di Dongo era infatti specializzato nelle fusioni complesse e nelle lavorazioni meccaniche ad alta specializzazione, competenze che hanno rappresentato per decenni un punto di riferimento per l’area.

«Realtà industriale di fondamentale importanza»

«Il territorio dell’Alto Lago perde una realtà industriale storica e di fondamentale importanza, che dava oggi da lavorare a circa 60 persone e che ha sostenuto intere generazioni», affermano nel comunicato congiunto Gennaro Aloisio, segretario generale della Fim Cisl dei Laghi, e Salvatore Medici della Fiom Cgil Como. I due sindacalisti sottolineano inoltre come «i lavoratori della Dongo Casting hanno sempre dimostrato professionalità e competenze di altissimo livello, rappresentando una vera e propria eccellenza all’avanguardia nelle lavorazioni meccaniche e nelle fusioni complesse; lavorazioni che, con tale livello di maestria, solo a Dongo si riuscivano a svolgere».

Secondo la ricostruzione delle organizzazioni sindacali, le difficoltà sono emerse fin dai primi mesi successivi all’ingresso della nuova proprietà. Dopo l’emergenza sanitaria e il rallentamento del comparto automotive, l’azienda avrebbe progressivamente esaurito la liquidità, senza più ricevere le risorse economiche necessarie dalla casa madre. A rendere ancora più complessa la gestione della vertenza, spiegano le due sigle, è stata «la costante difficoltà, per il sindacato, di non avere mai avuto un interlocutore in loco dotato di reale potere decisionale», mentre anche il management italiano avrebbe incontrato «enormi problemi nel relazionarsi con i vertici in Asia».

Le nuove prospettive degli ultimi mesi

L’epilogo, secondo i sindacati, assume contorni ancora più amari perché negli ultimi mesi si erano aperte nuove prospettive industriali. «Recentemente erano entrate in azienda nuove commesse in settori alternativi a quello dell’automotive. Si trattava di opportunità concrete che avrebbero potuto rilanciare il sito, ma la proprietà ha scelto ancora una volta di non immettere le risorse economiche utili per poter dare continuità all’attività e cogliere questa occasione di rilancio industriale», denunciano Aloisio e Medici.

Alla chiusura dell’attività si aggiunge una situazione economica particolarmente difficile per i lavoratori. «Le persone, che hanno sempre dimostrato un attaccamento straordinario al loro lavoro e una grandissima dignità, si ritrovano oggi doppiamente penalizzate», osservano i rappresentanti sindacali. Molti dipendenti vantano infatti «almeno due o tre mesi di salario non retribuito» e, nonostante le domande di disoccupazione siano già state presentate, «le indennità non verranno erogate nella maggior parte dei casi prima della metà di ottobre», con pesanti ripercussioni sui bilanci delle famiglie coinvolte. Nel corso della procedura di licenziamento, Fim-Cisl dei Laghi e Fiom Cgil Como hanno comunque ottenuto l’inserimento di una clausola di salvaguardia. Qualora la proprietà dovesse in futuro riattivare le produzioni nello stabilimento di Dongo, i primi lavoratori da richiamare dovranno essere gli ex dipendenti della Dongo Casting.

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