Ristorni bloccati, è scontro Ticino-Lombardia. Il Pd: «Ritirate subito la tassa»
Confine. Il Consiglio di Stato blocca il 46% dei fondi come ritorsione per la “tassa sulla salute” applicata ai vecchi frontalieri. Il Piemonte riceve l’intera quota, mentre a Roma Keller-Sutter e Giorgetti cercano la mediazione
Lettura 2 min.A meno di dieci mesi dalle elezioni cantonali, il Governo ticinese ha voluto dare in un solo colpo un segnale forte a Berna, a Roma ed a Regione Lombardia - con cui peraltro non più tardi di due settimane fa è stato sottoscritto un protocollo per la mobilità transfrontaliera - bloccando 50 milioni 211 mila 177 franchi dei 109 milioni totali destinati in via esclusiva proprio alla Lombardia alla voce ristorni. Questo in virtù del fatto che se al Piemonte sono stati garantiti gli 8 milioni 688 mila 106 franchi preventivati, a Regione Lombardia degli oltre 100 milioni di franchi previsti ne arriveranno, come anticipato, poco più di 50. Lombardia cui dunque il Governo ticinese ha lanciato il proprio monito, in maniera molto pragmatica, per aver deciso di applicare la “tassa sulla salute”, destinata ai “vecchi” frontalieri. Tassa che invece il Piemonte ha più volte chiarito di non voler applicare. In pratica la sospensione cautelativa è pari al 46% dell’ammontare complessivo dei ristorni previsti per l’anno corrente in un remake - seppur con diverse regole d’ingaggio - di quanto avvenuto nel giugno del 2011. Il blocco cautelativo peraltro è giunto nel giorno in cui la consigliera federale con delega alle questioni fiscali ha incontrato a Roma il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. A proposito di questo (atteso) incontro, ai media Karin Keller-Sutter ha confermato che «il blocco parziale dei ristorni grava sull’accordo esistente con l’Italia». In questo contesto Svizzera e Italia hanno posto l’accento sulla necessità “di trovare una soluzione attraverso il dialogo», con il ministro Giancarlo Giorgetti che ha proposto «un Tavolo istituzionale tra Lombardia e Ticino».
In mattinata, da Bellinzona, il presidente di turno del Governo ticinese Claudio Zali - al suo fianco i consiglieri di Stato Christian Vitta (il primo a lanciare a gennaio l’ipotesi legata al blocco dei ristorni) e Raffaele De Rosa - ha parlato apertamente di «segnale nei confronti di Berna». Nella nota a corredo del blocco cautelativo, i tre esponenti del Governo hanno molto insistito sul tema dell’applicazione della “tassa sulla salute”, confermando (in base anche agli esiti della perizia affidata all’università di Friburgo che «si tratta di un’imposta e in quanto tale è da considerarsi contraria all’accordo fiscale». Da qui la richiesta Roma di un pressing istituzionale sull’Italia, chiedendo l’abrogazione della base legale che consente il prelievo della “tassa sulla salute”. «Serve una soluzione politica ad alto livello», ha aggiunto Claudio Zali, richiamando il fatto che la “tassa sulla salute” è una legge dello Stato, contenuta nella finanziaria 2024.
Immediate le reazioni a questo provvedimento - che comunque ha del clamoroso visto che il nuovo accordo fiscale ha blindato i ristorni sino a fine 2033 - con il senatore del Pd Alessandro Alfieri che ha invitato il ministro Giancarlo Giorgetti e il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana a «ritirare subito la tassa sulla salute».
«Purtroppo avevamo ragione noi - ha rimarcato Alessandro Alfieri -. Più volte abbiamo detto al Governo di centrodestra che la “tassa sulla salute” sui lavoratori frontalieri era un errore. Tassa che rappresentava profili di incostituzionalità. Ed ecco puntuale la rappresaglia del Ticino che adesso blocca alla sola Lombardia i ristorni». Per la presidente dei Deputati Pd Chiara Braga «la decisione del Consiglio di Stato del Canton Ticino è la conseguenza di una scelta sbagliata e irresponsabile del Governo e di Regione Lombardia». I consiglieri del Pd Angelo Orsenigo e Samuele Astuti hanno invitato il Governo e la Regione a tornare sui propri passi, «ritirando la tassa sulla salute» ed «evitando di mettere in ginocchio i Comuni di frontiera».
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