Incendio Monte Goj. Nessun incidente,
caccia al piromane

Le indagini. Analizzato l’innesco al “Sasso della Strega”. Gli investigatori hanno già ascoltato testimoni, acquisito il materiale ripreso da droni e telecamere

Si allunga l’inquietante ombra del dolo sull’incendio che ha devastato il Monte Goj per una settimana, dopo che la scintilla iniziale era stata innescata alle 15.09 del 13 agosto scorso. I carabinieri del Nucleo operativo di Como con la collaborazione dei Forestali, hanno passato al setaccio i boschi fin dalle prime ore dell’incendio, cercando elementi che potessero dare una risposta a quando accaduto. Come scritto nei giorni scorsi, il primo tassello è stato quello di individuare il punto esatto da cui tutto è partito, a pochi passi dal “Sasso della Strega”, nella parte del Monte Goj che guarda verso i quartieri di Albate e Muggiò.

L’area non solo è stata individuata con precisione, ma è anche stata delimitata e analizzata nel dettaglio, anche se nulla si conosce in merito a questi approfondimenti investigativi che verranno poi comunicato alla Procura di Como una volta ultimati, sempre in attesa anche che pure i vigili del fuoco presentino la relazione finale sull’incendio.

E’ però un insieme di altri fatti, alcuni anche oggettivi e osservabili direttamente dal bosco, che fanno pensare alla pista del piromane e dell’incendio dunque doloso. C’è però da fare una premessa. Da quanto è stato possibile ricostruire, i primi passi sono stati indirizzati ad individuare una eventuale accidentalità dell’incendio che è però stata subito esclusa dagli esperti. Il punto di innesco del rogo si trova sottobosco, in un punto in cui il sole non picchia, dove non ci sono riflessi strani e dove non possono nemmeno arrivare eventuali scintille di altro tipo, come da cavi elettrici, che tra l’altro avrebbero portato ad un tipo di innesco diverso.

A questo punto sono altri gli elementi che sono scesi in campo per essere valutati, riguardanti un rogo sfuggito di mano a chi l’aveva acceso, magari un barbecue. Ma anche questa pista ha trovato pochi consensi in chi sta indagando, e basta osservare il punto di innesco per rendersene conto, scosceso, scomodo, in un’area impervia pure lontano dai sentieri, un punto insomma in cui ci si deve andare apposta e non per caso e in cui sarebbe comunque scomodo fare anche un semplice pic-nic.

Anche l’eventualità di un qualcosa di rovente lanciato, una sigaretta oppure altro, non convince proprio perché il punto è lontano dal sentiero. Insomma, il sospetto su cui ci si sta muovendo è che l’incendio possa essere stato acceso in modo volontario, per cause che non sono ovviamente note.

L’unica certezza è che la prima fase delle indagini si è già svolta, con molte persone che sono state sentite dai carabinieri e anche con una mole di dati raccolti, che hanno fotografato punto per punto lo sviluppo dell’incendio dalla prima colonna di fumo fino al devastante fronte che ha messo a rischio la città nella tremenda notte tra il 13 e il 14 agosto. Sono state acquisite anche le riprese aeree, fatte con i droni e con gli elicotteri, e tutte le fotografie ritenute di interesse investigativo.

I militari dell’Arma hanno anche visionato le telecamere di sorveglianza presenti nelle zone di accesso al Monte Goj e alle strade che conducono ai sentieri che salgono sulla montagna. Tutto nella speranza – nell’ambito di una indagine che rimane comunque difficilissima – di riuscire a fornire alla Procura di Como una ricostruzione il più precisa possibile in merito a quanto è avvenuto a cavallo di Ferragosto.

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