Il Monte Goj dopo il rogo. Subito le reti paramassi

Il sopralluogo Rilievi con i droni sui 21 ettari bruciati a Ferragosto. Individuate otto colare di cenere, a settembre i primi interventi

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Otto punti «critici» rilevati nei 21 ettari del monte Goj bruciati nell’incendio di Ferragosto e finora controllati dal Parco Spina Verde attraverso i droni e le verifiche via terra. Partirà da qui la proposta di intervento urgente per messa in sicurezza e fino ad arrivare alla rinaturalizzazione che verrà predisposta nelle prossime settimane e analizzata poi con la Regione, il Comune e la Provincia. Ieri sono stati effettuati dei sorvoli nella zona per acquisire tutto il materiale necessario.

Le operazioni di rilievo

«Si sono svolte operazioni di rilievo nel parco con l’utilizzo del drone – spiega il presidente del Parco Spina Verde Giorgio Casati – e il territorio colpito dall’incendio è stato suddiviso in sette missioni di volo, di cui le prime cinque sono state già eseguite e hanno coperto circa 21 ettari. Ovviamente proseguiremo anche nei prossimi giorni per avere la mappatura completa. Finora sono otto i punti critici rilevati corrispondenti ad altrettante colate di ceneri, già segnalate alla Regione per il censimento. Stiamo provvedendo al completamento dei rilievi e delle analisi, ma è già chiaro che il progetto di massima che avevamo previsto per il terzo lotto di lavori (in seguito al nubifragio del 2023, il primo già ultimato e il secondo previsto per ottobre, ndr.) andrà rivisto completamente».

Messa in sicurezza

Ma cosa dovrà essere fatto nella zona bruciata? «In base a una prima valutazione – prosegue Casati – confermata anche dai rilievi con il drone, occorre intervenire subito con le reti paramassi per la messa in sicurezza dei canaloni e delle case (il fronte stimato è di circa un chilometro, ma non andrà protetto integralmente, ndr) sopra via Oltrecolle. Poi servirà il disgaggio delle aree colpite, il taglio e la rimozione delle piante bruciate, l’utilizzo di materiali antierosivi per evitare dilavamenti e, in ultimo, l’idrosemina per la rinaturalizzazione dei versanti». Particolare attenzione, aggiunge il numero uno del Parco, andrà alla sistemazione totale della «pista forestale numero 5, che collega Albate con Lora sul lato di Muggiò, importantissima anche per futuri interventi o per il passaggio dei mezzi di soccorso».

Come detto ora la mole di dati sarà trasformata in una proposta di intervento da tecnici, ingegneri e geologi forestali. «Le decisioni – conclude Casati – dovranno essere valutate in stretta sinergia con Regione, Comune e Provincia anche per quanto riguarda le risorse economiche e si dovrà tenere conto della necessità di regolare manutenzione scaglionata nel tempo che dovrà essere eseguita da esperti. A settembre presenteremo il quadro che andrà portato avanti in modo collegiale». Fondamentale è, per usare le sue parole, «programmare il futuro». Da ultimo sono diverse le segnalazioni che arrivano sulla presenza, anche nella zona bruciata, di persone e su questo Casati dice «personalmente ho incontrato diversi curiosi, ma non c’è necessità di andare a camminare in un’area bruciata quindi sarebbe meglio evitarlo».

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