Dalla prima “schiscetta” all’acustica del futuro

L’intervista I 75 anni di Caimi Brevetti che ha evoluto la propria identità e oggi è riferimento nella fisica dei materiali. «La vera sfida per le nostre imprese non è subire l’innovazione tecnologica, ma imparare a governarla»

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Caimi Brevetti ha attraversato gli ultimi 75 anni sempre innovando: dall’invenzione della schiscetta dei primi anni Cinquanta al brevetto dei tessuti fonoassorbenti, fino alla tecnologia contro le interferenze elettromagnetiche. «La ricerca richiede umiltà e accettazione del rischio. L’Open Lab? Un’eccellenza che restituiamo al territorio» spiega Franco Caimi che, con i fratelli Gianni, Lorenzo e Giorgio, gestisce l’azienda di Nova Milanese.

Caimi Brevetti nasce nel secondo dopoguerra con una spinta inventiva radicata: come si sono evoluti i vostri prodotti nel tempo?

La nostra è una storia tipica del distretto manifatturiero lombardo, dove la curiosità tecnica si unisce alla spinta industriale. Mio padre Renato fondò l’azienda nel 1949 producendo inizialmente accessori per la casa. Aveva una vena creativa spiccata e una attitudine alla risoluzione dei problemi quotidiani: nel 1952 depositò il brevetto di quello che nel documento ufficiale definì “portavivande ermetico in alluminio”. Nel linguaggio comune sarebbe diventato la celebre “schiscetta”, un oggetto semplice ma rivoluzionario, capace di cambiare le abitudini alimentari di milioni di lavoratori e studenti. Negli anni Ottanta ci siamo convertiti al settore dell’arredamento, focalizzandoci sui complementi per l’ufficio e la collettività. Poi, nel 2010, abbiamo inaugurato un filone del tutto nuovo dedicato all’acustica, integrando scienza dei materiali e design estetico per risolvere il problema del riverbero negli ambienti chiusi. Oggi queste due anime convivono e si alimentano a vicenda.

Sviluppare soluzioni in mercati inesplorati richiede competenze non convenzionali: come si impara a realizzare prodotti per mercati che ancora non esistono?

Si impara prima di tutto con molta umiltà. Quando si decide di intraprendere una strada mai battuta prima, occorre approcciare la materia con lo spirito di chi deve apprendere tutto, accettando il rischio d’impresa che la ricerca scientifica comporta per sua natura. Fare ricerca significa cercare qualcosa che ancora non c’è e questo implica fisiologicamente che una parte dei tentativi possa portare a vicoli ciechi o a illusioni. Per far fronte a questa complessità occorre una forte passione e una rigorosa preparazione tecnica, unita alla capacità di osservare le criticità da angolature originali.

Per la ricerca e lo sviluppo avete realizzato l’Open Lab, un centro d’eccellenza per la fisica acustica: come nasce questa struttura?

Circa una decina di anni fa ci siamo resi conto che, per crescere e sviluppare materiali di nuova generazione, era indispensabile dotarci di laboratori avanzati per condurre analisi e sperimentazioni a un livello superiore. Abbiamo così realizzato il nostro centro di ricerca all’interno della sede storica di Nova Milanese, un’area ad altissima densità tecnologica che include ambienti speciali per lo studio del suono e dell’elettromagnetismo. Nel centro lavorano stabilmente circa dieci persone su un totale di sessanta dipendenti aziendali: una percentuale particolarmente alta, che testimonia quanto l’innovazione sia il vero motore del nostro modello di business.

L’Open Lab è anche aperto ad altre realtà, a quali condizioni?

Abbiamo deciso di mettere le nostre infrastrutture di laboratorio, per la metà del tempo, a disposizione di università, enti scientifici, fondazioni e artisti a titolo completamente gratuito. Chiediamo una sola condizione: che le ricerche svolte all’interno della struttura non devono avere scopo di lucro, ma devono garantire una ricaduta sociale. Ci è sembrato un atto doveroso per restituire al territorio parte di ciò che il territorio ci ha dato negli anni. L’arte e la scienza nutrono lo spirito e la società; mantenere tecnologie così evolute chiuse a chiave nei propri confini aziendali sarebbe stato uno spreco.

Qual è un esempio concreto di collaborazioni scientifiche senza scopo di lucro?

Attualmente stiamo portando avanti un progetto in collaborazione con la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Milano. Mettere a disposizione della comunità scientifica i nostri strumenti e le nostre competenze tecniche crediamo possa contribuire a portare un valore aggiunto per le ricerche. Nel contempo portiamo avanti un’attività continua di formazione, partecipando attivamente a master o corsi universitari con varie facoltà tra cui Politecnico di Milano e l’Istituto Europeo di Design, anche tenendo visite, lezioni e attività presso i nostri laboratori.

Quali sono le innovazioni tecnologiche più recenti?

Dai laboratori sono nati materiali fonoassorbenti di ultima generazione e, più recentemente, speciali tessuti ingegnerizzati capaci di assorbire il riverbero acustico e contemporaneamente abbattere le interferenze elettromagnetiche negli ambienti chiusi. Questo doppio livello di protezione garantisce un elevato benessere abitativo sia sotto il profilo acustico sia riducendo l’impatto dei campi elettromagnetici sul corpo umano. È una tecnologia avanzata che l’anno scorso ha vinto il Compasso d’Oro International Award 2025, confermando come l’integrazione tra fisica dei materiali e design estetico sia la strada corretta.

Tra le principali sfide dell’industria c’è l’adeguamento delle competenze di fronte alle trasformazioni tecnologiche: come vive questo passaggio la manifattura?

La fabbrica moderna ha cambiato radicalmente volto rispetto a quella di cinquant’anni fa. Oggi le linee produttive si basano su tecnologie informatiche complesse e l’ambiente di lavoro ha raggiunto standard elevatissimi: in molte aziende l’ordine, la pulizia e il livello di automazione ricordano quasi le strutture sanitarie. Questa evoluzione richiede competenze professionali completamente nuove. Molte imprese riscontrano enormi difficoltà nel reperire personale specializzato. Da parte nostra, la scelta di investire con continuità sulla formazione e sulla crescita interna dei collaboratori per il momento ci permette di affrontare questa transizione con stabilità, ma il mismatch tra domanda e offerta di lavoro resta una questione strutturale e questo verrà amplificato dall’avvento della intelligenza artificiale che influirà in modo che ancora è difficile capire e valutare. Ma non sono soltanto i giovani a doversi preparare: anche chi si trova a metà del proprio percorso professionale dovrà sviluppare una forte capacità di adattamento, riconvertendosi verso funzioni e ruoli diversi. Dal periodo post-pandemico in poi siamo entrati in una fase storica del tutto nuova, caratterizzata da rapide trasformazioni sociali ed economiche. Per le imprese, la vera sfida non è subire questa velocità, ma imparare a governarla.

Quale quadro si prospetta per le esportazioni in questa fase di incertezza geopolitica?

Forniamo soluzioni per tutti i contesti in cui la qualità dell’ascolto e la vivibilità sono centrali: uffici, strutture alberghiere, ristoranti, scuole e spazi universitari. I nostri mercati storici di sbocco coprono l’Europa, ma esportiamo regolarmente a livello globale, dagli Stati Uniti fino all’Australia. Il momento attuale su scala internazionale presenta inevitabili elementi di complessità legati alle tensioni geopolitiche, ai conflitti in corso e alle barriere doganali. In questa fase di riconfigurazione degli scambi, il mercato europeo continua a rappresentare la nostra area di riferimento più solida e dinamica.

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