Formazione, ruolo chiave nel settore costruzioni
Le imprese. Oltre agli obblighi di legge per i neoassunti, la Colombo Costruzioni organizza un piano formativo per i dipendenti. Poi subentra la preparazione per aggiornare le qualifiche. «Da temi specifici a quelli più legati alle soft skills»
Lettura 3 min.Un piano formativo diviso in due grandi aree: una formazione di accoglienza e una formazione tecnica, legata ai singoli progetti edilizi definiti su costruzioni iconiche firmate dai grandi dell’architettura contemporanea.
In Colombo Costruzioni, azienda edile con sede a Lecco che opera come general contractor per grandi appalti privati sotto la guida di Luigi Colombo, ad essere sottoposti a formazione continua sono sia i suoi 190 dipendenti diretti (per un totale di 4mila ore l’anno) sia le squadre coinvolte sui singoli progetti affidati a fornitori in subappalto, e qui il dato si moltiplica sensibilmente.
Un impegno rilevante se si considera che l’azienda genera un indotto occupazionale di 4.500 addetti e che le realizzazioni riguardano opere complesse fra cui, a Milano, il Bosco Verticale, la Torre Unicredit a Porta Nuova Garibaldi, la Torre Allianz a City Life, la sede di Fondazione Prada, Gioia 22, The Medelan, Casa Moncler, l’headquarters Ermenegildo Zegna.
A Trento il Muse, a Roma il Parco della Musica e il nuovo headquartes di Enel, a Torino la sede Lavazza, a Biella la sede della Banca ed il Lanificio Sella, oltre a edifici industriali, complessi terziari direzionali e commerciali, residenze, centri sportivi, poli universitari come il campus del Politecnico a Lecco.
Della formazione ci parla Andrea Càppoli, responsabile delle risorse umane.
Quali sono i fondamentali della formazione in Colombo Costruzioni?
Il piano formativo complessivo è composto da due grosse aree: primo, la formazione legata al decreto 81/2008 e quindi alla sicurezza, a ciò che è obbligatorio per legge. E’ una parte di formazione che ha un ruolo particolarmente importante nel nostro settore e che ricopre un ruolo notevole. La nostra è un’attività classificata a rischio medio, quindi il punto di partenza è che anche un neo assunto deve avere almeno le 16 ore di formazione per poter andare in cantiere. Non sono moltissime ma visto che vanno fatte in fase di pre-assunzione il tema diventa anche organizzativo in modo non indifferente.
Come si interviene invece sulla parte tecnica?
A completare la parte di formazione accogliente c’è la formazione che riguarda il mantenimento nel tempo delle varie qualifiche delle persone e anche questa richiede uno sforzo non banale. Consideriamo che pur operando come general contractor manteniamo comunque un’impostazione da azienda di costruzioni, fra i nostri 190 dipendenti abbiamo comunque 40 operai molto specializzati e operativi in cantiere. Accanto alla formazione accogliente abbiamo una serie di percorsi di formazione che vanno da una tecnica specifica a temi più legati alle soft skill, ad aspetti più gestionali e manageriali. Nella nostra azienda la formazione non è vista solo come un obbligo, stiamo puntando sul far crescere internamente tante professionalità. Ciò perché ci stiamo affacciando a segmenti di mercato che richiedono competenze molto specifiche, che con molta fatica si trovano esternamente. Perciò abbiamo deciso di far crescere le nostre persone, di sviluppare all’interno molti nuclei di competenze e tutto ciò deve necessariamente essere spinto da una formazione specifica non indifferente.
A che segmenti di mercato si riferisce?
Non si tratta di un approccio a settori diversi. Per quanto certe realizzazioni siano iconiche non solo per l’immagine ma per l’aspetto ingegneristico e di tutta la complessità che comportano, il nostro è un lavoro molto artigianale perché tante opere che appaiono spettacolari sono supportate da studi che richiedono poi soluzioni tecniche e realizzative molto innovative. Bisogna unire gli argomenti più spinti dell’ergotecnica con la capacità di trovare soluzioni pratiche e fattibili.
Ad esempio?
Ad esempio la copertura particolare del grattacielo City Wave a Milano, con la sua copertura molto inclinata, oltre i 50° di pendenza, dove abbiamo gettato il calcestruzzo in opera in quella situazione non agevole: non era mai stato fatto probabilmente a livello mondiale. I progettisti non hanno trovato casi studio, per cui abbiamo dovuto fare dei campi prova, insegnare alle persone a gettare il calcestruzzo legati in corda come degli alpinisti. A ciò si lega il recupero di eventuali infortuni sullo stesso modello applicato agli alpinisti. Tanto nell’ambito del Bim (il building information modeling, processo di creazione e gestione digitale delle informazioni di una costruzione, nda) quanto in cantiere cerchiamo iniziative per portare le persone a trovare le soluzioni migliori e lo facciamo con corsi sull’utilizzo di materiali, con ricerca di nuove tecniche, con progettazione integrata col Bim.
Quindi è una formazione che non investe solo il personale di Colombo Costruzioni ma si riversa anche sul personale coinvolto negli appalti successivi?
Necessariamente sì. Abbiamo i nostri operai, capicantiere e project manager ma poi lavoriamo per subappalto e quindi sono le squadre effettivamente coinvolte a svolgere l’attività, cioè il substrato dei fornitori che viene coinvolto nella formazione dedicata ai singoli progetti. Va senz’altro considerato che i nostri cantieri vivono anche di una serie quasi infinita di varianti da parte dei committenti per cui spesso all’inizio si fa una serie di ragionamenti e fasi lavorative che poi necessariamente vengono riviste più volte in corso d’opera.
Come si procede per varare il piano formativo annuale?
A inizio anno in fase di budget raccogliamo esigenze e richieste dai capi funzione che fanno le loro previsioni sulle necessità note al momento. Da lì parte un piano di formazione un po’ trasversale, sebbene non generico, che va dalle soft skill ad aspetti molto tecnici. Nel momento in cui emergono nuove esigenze integriamo. Durante l’anno facciamo diversi incontri durante l’anno che vanno dalla formazione all’informazione con incontri interni di condivisione delle esperienze fra le varie commesse, ogni volta con tematiche specifiche.
Ad esempio?
La scorsa settimana abbiamo fatto un incontro sul ruolo molto specifico dell’Hse (Health, Safety & Environment, nda), che ha il ruolo di tenere sotto controllo la sicurezza del cantiere. Abbiamo messo a fattor comune le esperienze delle singole commesse che altrimenti rimarrebbero come satelliti isolati. Lo scopo è anche quello di sviscerare eventuali problemi e difficoltà per dare alle persone strumenti di formazione concreti da utilizzare nel momento in cui una determinata situazione dovesse ripresentarsi.
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