(Foto di Selva)
Tremezzina La celebrazione alla cappella di Acquafredda di Lenno. «Vogliamo ribadire il valore della pace»
Tremezzina
Ogni anno il ricordo della battaglia di Nikolajewka, promosso secondo tradizione dal gruppo alpini di Lenno guidato da Vittorio “Toio” Zerboni, sa regalare nuovi spunti di riflessione legati alla stretta attualità. E così il filo di questa bella e sentita domenica - ospitata nella suggestiva cornice della Cappella Alpina in località Acquafredda a Lenno - non può che iniziare dalle parole di don Italo Mazzoni, che chiudendo l’omelia davanti ad autorità civili e militari alle “penne nere” presenti - e schierate insieme al vessillo sezionale ed ai gagliardetti dei gruppi - ha raccomandato di farsi guidare «da coraggio e dedizione come alpini e da fede e speranza come cristiani».
«Ci emoziona essere qui, ripensando a quella lunga colonna di alpini equipaggiati più di coraggio che di divise e armi. Tra quegli alpini c’era anche il beato Teresio Olivelli”, le parole di don Italo Mazzoni. A quegli alpini, come rimarcato dal sindaco Mauro Guerra (presenti il consigliere regionale Anna Dotti e il sindaco di Argegno Francesco Dotti), “dedichiamo un pensiero ed un omaggio”. “Sono loro i protagonisti di una pagina eroica dentro la terribile vicenda della Seconda guerra mondiale”, le parole del primo cittadino. Da quel conflitto e dalle “macerie fisiche e morali che la Seconda Guerra Mondiale ha lasciato in dote” si erano poi costruite le condizioni “per un rispetto a livello internazionale”. Rispetto che con i nuovi venti di guerra che soffiano negli ultimi anni sembra decisamente essere venuto meno.
A nome del gruppo alpini Lenno, Mosè Botta ha posto l’accento sul significato di questa annuale celebrazione, a cominciare dalla “messa della pace” celebrata da don Italo Mazzoni. «Oggi qui vogliamo ribadire l’importanza del concetto di pace», le parole di Mosé Botta. Infine il vicepresidente sezionale Moreno Ortelli (presente insieme alle Associazioni d’Arma e alla protezione civile il comandante della locale stazione dei carabinieri, il maresciallo Valentino Diotaiuti), che ha ricordato chi «non è più tornato e chi da quella terribile esperienza è tornato, come l’alpino lennese Orlando Galli, portando la testimonianza di quel drammatico frangente di storia».
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