Il bandito del bar scoperto dopo sette anni. Grazie al Dna lasciato sulla tazzina del caffè
Schignano: condannato un uomo di 29 anni per il colpo del 2017
Lettura 1 min.Schignano
Decisiva, per arrivare alla sentenza di condanna in primo grado con il rito abbreviato dopo oltre sette anni dai fatti, è stata una tazzina di caffè. Quella che uno dei due rapinatori aveva consumato fingendosi cliente del bar edicola Carpigo di Schignano. Era l’agosto del 2017.
Nel pomeriggio, due ragazzi a volto scoperto erano entrati nel locale e uno aveva chiesto un caffè. Al momento di pagare, mentre veniva aperto il registratore di cassa, era scattata la rapina commessa senza mostrare armi. I due avevano strattonato i presenti, intascando contanti e biglietti della lotteria istantanea per poi fuggire a piedi. Un colpo di poche centinaia di euro, in cui i rapinatori – poi rimasti anonimi – non erano invece riusciti a strappare il collier d’oro al collo di una donna presente.
I carabinieri della compagnia di Menaggio avevano avviato le indagini. Le vittime della rapina non avevano riconosciuto i malviventi, nonostante avessero agito a volto scoperto. Per questo motivo si era presupposto l’arrivo dei rapinatori da fuori, ed erano state controllate circa 150 auto in transito dalle strade che portano a Schignano nelle ore compatibili con la rapina. Nulla, tuttavia, era emerso.
Decisivo era stato però - tempo dopo - il caffè consumato fingendosi clienti. Da quella tazzina, infatti, i militari dell’Arma erano riusciti ad estrarre il Dna affidato poi al genetista Carlo Previderè, professionista noto e attivo su tutti i principali casi di cronaca nera a partire dalla Strage di Erba. Insomma, da quella “traccia” genetica la procura di Como è riuscita a risalire al nome di uno dei due rapinatori che questa settimana è stato processato con il rito abbreviato di fronte al giudice Walter Lietti. E al termine dell’udienza, dopo le conclusioni del pm Giulia Ometto, è arrivata la condanna a 2 anni e 8 mesi per un uomo di 29 anni residente a Milano. (Mauro Peverelli)
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