Infortunio mortale nel maggio 2023, condannato a 9 mesi il presidente della società

Daniele Caraccio, operaio di 55 anni di Tremezzina originario di Montemezzo, era stato trovato senza vita alla base di una parete di cemento di una stanza in cui stava operando. Una caduta da almeno tre metri di altezza che non gli aveva lasciato scampo, avvenuta in un cantiere di Sala Comacina. Condannato il presidente del cda della Curti Impresa Edile di San Siro

Como

Una condanna a nove mesi (con la pena sospesa) ma anche due assoluzioni. Si è concluso così il processo per l’infortunio mortale sul lavoro che aveva coinvolto Daniele Caraccio, l’operaio di 55 anni di Tremezzina originario di Montemezzo, trovato senza vita alla base di una parete di cemento di una stanza in cui stava operando. Una caduta da almeno tre metri di altezza che non gli aveva lasciato scampo, avvenuta il 9 maggio del 2023 in un cantiere di Sala Comacina.

La sentenza Il giudice monocratico ha condannato Ivan Curti, 51 anni, presidente del consiglio di amministrazione della società per cui il lavoratore operava. La Curti Impresa Edile di San Siro non ha invece visto muovere contro di lei alcun rilievo, da parte del giudice, in merito alla legge che regola la salute e la sicurezza sul posto di lavoro. Assolti dall’accusa – che è stata di omicidio colposo – gli altri due imputati che erano Edoardo Curti, 78 anni, consigliere della ditta, e Nicola Mastalli, 61 anni di Como, coordinatore per la progettazione ed esecuzione dei lavori. Le motivazioni della decisione non sono ancora note. Le parti civili erano già state risarcite.

In aula, nel corso del dibattimento di fronte al giudice monocratico, sono sfilati i carabinieri che effettuarono il sopralluogo e anche i tecnici di Ats Insubria, mentre la difesa aveva portato a testimoniare un proprio consulente. Alla tragedia non aveva assistito alcun collega e l’uomo era stato trovato in fondo alla parete già senza vita, precipitato probabilmente mentre disarmava un “cassero” nel cantiere in cui stava operando per conto della ditta per cui lavorava da tantissimi anni.

L’uomo, mentre maneggiava una attrezzatura da cantiere, aveva perso l’equilibrio precipitando al suolo. Le lesioni riportate gli erano state fatali. Il fascicolo sulla tragedia di Sala Comacina era stato coordinato dal pubblico ministero Simone Pizzotti. L’accusa, al termine dell’indagine cui aveva fatto seguito la richiesta di processare gli indagati, aveva rilevato presunte colpe inerenti «la negligenza, l’imprudenza e l’imperizia» oltre all’inosservanza delle norme per la prevenzione degli infortuni sui luoghi di lavoro.

Al centro dell’attenzione, per il pm, erano finite le misure di prevenzione e protezione che erano state adottate in cantiere, ritenendole non adeguate, e chiedendo per questo il giudizio. Ma in aula, come detto, alla fine la condanna è stata una sola mentre due sono state le assoluzioni. La vittima era un muratore con molti anni di esperienza. Per aiutare nelle operazioni di recupero erano arrivati anche i vigili del fuoco con gli specialisti del Saf. Ma purtroppo, una volta che i soccorsi avevano raggiunto quel cantiere lungo la Regina Vecchia dove era in fase di costruzione una nuova palazzina, non avevano potuto fare altro che constatare il decesso del lavoratore.

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