L’ultimo abbraccio di Corrido a Marco. «Non dimenticheremo il tuo impegno»

Lutto Tantissimi parenti e amici all’ultimo saluto al ragazzo di 18 anni morto per un malore. Don Vincenzo: «Ti svegliavi all’alba per lavorare con tuo padre, ma lo facevi con passione»

Corrido

Un’attesa straziante durata un mese ha avuto il suo epilogo ieri, con l’ultimo saluto a Marco La Rosa, il diciottenne deceduto poco dopo la metà di gennaio dopo aver accusato un malore ed essere stato sottoposto ad intervento chirurgico all’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia.

Alla cerimonia funebre c’era una marea di gente: la comunità locale, tantissimi giovani che erano amici o comunque conoscevano Marco e anche semplici clienti dell’Alpe di Ponna, struttura ricettiva gestita dalla famiglia La Rosa, dove il giovane si faceva apprezzare per la cordialità e la capacità di conversare in lingua inglese con gli stranieri.

I sacerdoti

E’ toccato a don Vincenzo Bosisio presiedere il rito e trovare parole di conforto per gli affranti famigliari, ma sull’altare era presente anche l’altro nuovo parroco della Comunità pastorale Sant’Antonio Abate, don Michele Buttera.

E il sacerdote si è affidato alla parola di Dio: «Umanamente non esistono spiegazioni per la perdita di un ragazzo così giovane – ha esordito nella sua omelia – . La speranza e la forza per affrontare il futuro ce le può dare solo fede». Il passo del Vangelo scelto raccontava la passione di Gesù, che poco prima di spirare sulla croce invoca Dio dicendo “Padre, affido a te il mio spirito”: «Il buio e la paura li ha vissuti anche Gesù quando si è rivolto al Padre chiedendo perché l’ha abbandonato – ha proseguito il sacerdote – . E’ Dio, con la sua luce e la immensa grandezza, a dare un senso a questa nostra vita terrena, che sfocia poi in una vita eterna accanto a lui, senza più assilli e incertezze. E quando perdiamo una persona cara, ci sentiamo più vicini al Paradiso e lo sentiamo un po’ casa nostra».

Il ricordo

Il giovane correva dietro al padre fin da bambino in stalla e nei campi e ben presto era diventato il suo braccio destro, aiutandolo anche ai mercati e, come detto, nella gestione dell’Alpe di Ponna. Un lavoro che amava tanto quanto la sua famiglia. Da pochi mesi nel Porlezzese, don Vincenzo conosceva ancora poco Marco, ma aveva sentito di lui tante cose positive.

«So che negli ultimi mesi si alzava addirittura sempre alle 4 per avviare il lavoro nell’azienda agricola di famiglia – ha detto – e lo faceva con la leggerezza della passione per gli animali e il lavoro della terra, che lo coinvolgeva con innato entusiasmo ed era ben nota a tutti. Qui in chiesa, oggi, anche se increduli e smarriti, ci siamo veramente tutti – ha aggiunto don Vincenzo – ed è un bel gesto nei confronti dei famigliari e dei parenti; cerchiamo di mantenere questa vicinanza solidale anche nel prosieguo».

I palloncini bianchi

Al termine, nessuno ha lasciato il sagrato e tutti si sono stretti ai famigliari in un affettuoso abbraccio, che vale più di qualsiasi parola.

Da segnalare, infine, che mentre il feretro del giovane Marco partiva a bordo del carro funebre, gli amici di Marco hanno liberato verso il Paradiso i palloncini bianchi della speranza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA