Manda una mail “a chi conta”, e spunta il posto in sala operatoria

Menaggio Anziana di Ponna si frattura il femore in casa. In ospedale non si può intervenire, altrove è tutto pieno. Poi il figlio scrive agli enti superiori e il letto si libera

Domenica scorsa 26 novembre era scivolata in casa e, cadendo, aveva riportato la sospetta frattura di un femore. Lei, Mariangela Pasquini, settantottenne di Ponna Inferiore, era stata subito accompagnata dai familiari all’ospedale di Menaggio: è iniziato così il suo calvario. I controlli in pronto soccorso avevano confermato la frattura del femore, con necessità di intervento chirurgico urgente e la paziente era stata ricoverata in attesa di essere trasferita in altro ospedale per essere operata.

Carenze

I medici ortopedici, pur essendo esperti e in grado di eseguire l’intervento all’Erba – Renaldi, da tempo non lo possono più fare in assenza di anestesisti. E allora, nel caso specifico, hanno iniziato a contattare tutti gli ospedali della provincia, a partire ovviamente dal Sant’Anna, da quello di Cantù e dal Moriggia Pelascini di Gravedona, ma in tutti i casi si sono sentiti rispondere che le strutture erano già oberate e non c’era possibilità di ricevere la paziente.

Il figlio della signora ha a sua volta collaborato, contattando il Cof di Lanzo e Villa Aprica, senza peraltro ottenere alcun esito. Finché nel pomeriggio di mercoledì 29, con l’anziana madre sofferente per i dolori, esasperato e incredulo per la situazione di stasi che si trascinava, ha pensato di inviare un appello via posta elettronica certificata agli enti superiori: «Devo segnalarvi una situazione davvero inverosimile che sta capitando a mia madre – ha scritto – . È ricoverata da domenica all’ospedale di Menaggio con un femore rotto e necessita di intervento chirurgico urgente, ma nonostante i tentativi di due medici e miei di contattare tutti i possibili ospedali della provincia, non c’è stato modo di trovare chi l’accogliesse. Ho appreso, tra l’altro, che al Sant’Anna è stato accettato un altro paziente, con mia madre in attesa da giorni. I medici di Menaggio – ha proseguito il figlio – mi hanno riferito esplicitamente che sono costretti a veder soffrire i pazienti senza poterli operare. Mia madre, immobile in letto da giorni, corre il grave rischio di tromboembolie. Mi rivolgo a voi pregandomi di aiutarmi».

L’effetto

I familiari sono convinti che la segnalazione sia servita, perché fatto sta che all’Azienda sanitaria è arrivata una segnalazione e che poche ore dopo la signora Pasquini è stata accettata al “Sant’Anna”. «Abbiamo dovuto attendere ben cinque ore in pronto soccorso anche a San Fermo e l’intervento, che avrebbe dovuto essere eseguito l’indomani, è stato posticipato di un altro giorno – riferisce ancora il figlio – ma almeno l’incresciosa situazione di attesa si è risolta».

È l’ennesimo caso di sanità carente che si registra nel territorio. Da quanto si apprende, tra l’altro, all’ospedale di Menaggio ci sono tre ortopedici e due di loro andranno in pensione il prossimo ano; ne sono rimasti tre a Cantù, uno dei quali a mezzo servizio, mentre anche al Sant’Anna di Como il numero è stato dimezzato negli ultimi anni. Di questi tempi, insomma, è vietato cadere e farsi male.

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