Perchè il ponte di Nesso piace così tanto ai turisti

Nesso Il ponte della Civera era stato costruito per essere un semplice collegamento, ma ora viene utilizzato come trampolino per tuffarsi. Colpa di un circolo vizioso che si auto alimenta sui social e di un immaginario che conquista ancora prima di arrivare sul Lario

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Nesso

«Vivo una vita ricca perchè queste eravamo noi ieri sul lago di Como»: inizia così uno dei tanti, tantissimi video TikTok girati al ponte della Civera, in cui tre ragazze si tengono per mano e si tuffano nell’acqua color smeraldo. Neanche il tempo di riemergere che, sul bordo del ponte, sale un’altra coppia, per fare la stessa cosa. Nei commenti sotto al video, tutti chiedono: “dov’è questo posto?”.

Il Ponte della Civera a Nesso è così: uno di quei luoghi messi sotto scacco dalla loro stessa bellezza, che più che essere visitati, vengono vissuti come il set fotografico perfetto per un video in linea con l’estetica della “Euro summer”, in gergo l’estate europea. Chi arriva sul lago di Como spesso non lo scopre per caso: lo ha già visto scorrere su uno schermo, parecchie volte, in un video breve.

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Poco importa se, come accaduto una decina di giorni fa, un ragazzo di 25 anni è rimasto ferito dopo essersi tuffato dal tetto di una casa accanto al ponte. O se il prefetto Corrado Conforto Galli ha annunciato limitazioni in arrivo per porre fine all’assalto dei bagnanti. Nel lago di Como digitale, quello che vive sulle piattaforme, il passaparola attorno a questo luogo non si ferma, perchè quel ponte, che attraversa l’orrido e si stringe tra le case del borgo ricoperte di edera, è una classica meta del turismo performativo, cioè quello considera solo le destinazioni a forte impatto visivo. In breve, quelle belle da postare.

Un turismo che, dopo villa del Balbianello e i tour in barca, ha risucchiato anche il ponte della Civera in un circolo che si auto alimenta. Quando un luogo inizia a diventare ricorrente nei feed, tende ad essere premiato dall’algoritmo e quindi rafforza la propria visibilità in modo circolare: più viene condiviso, più viene cercato, più compare, più gente lo conosce, più persone ci vanno, più lo fotografano e così via. Persino l’account di National Geographic Travel, nel commentare uno di questi contenuti, scrive: “Jumping for joy… literally!”, cioè saltare di gioia letteralmente”, accompagnato da una bandierina dell’Italia. Un meccanismo simile si è visto nel post-Covid con il cancello di villa Cipressi, a Varenna, ormai conosciuto come la “porta del paradiso”.

C’è poi il fattore dell’accessibilità: il ponte della Civera si trova in un contesto di borgo, raggiungibile gratuitamente e senza difficoltà. Non serve fare un’escursione, nè essere particolarmente attrezzati. Perfetto quindi anche per i gruppi di turisti mordi e fuggi che ci possono arrivare con sandali e infradito.

A chi ha diversi decenni di vita sulle spalle, il fermento che si è creato attorno a Nesso può sembrare senza senso. In fondo, non si ha a che fare con un monumento, ma con un ponte di fondazione romana, costruito per fare ciò che fanno i ponti: collegare. Ma per chi non vive sul Lario, buttarsi dal ponte della Civera ha quel sapore di autenticità e italianità che, se assaporato lontano dalle videocamere, pare uno spreco.

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