Porlezza, notti a sbafo in hotel di lusso: condannato a sei mesi

Porlezza

È arrivata ieri mattina a Como la condanna a 6 mesi con il rito abbreviato (dunque con lo sconto di un terzo della pena, con anche 6 mila euro di risarcimento provvisionale in vista di una futura definizione in sede civile) per Alfonso Fabrizio Russo, 48 anni originario della Campania, accusato di truffa ai danni dell’hotel Aria Resort di Cima di Porlezza, fatti che risalgono al 2022. La struttura ricettiva era costituita parte civile di fronte al giudice Alessandra Mariconti.

È stata in sostanza accolta quella che era stata la richiesta del pubblico ministero Maria Teresa Costanzo, mentre la difesa aveva cercato di invocare l’assoluzione dell’imputato, sottolineando tra l’altro come non si trattasse nel caso di questione – a dire del legale – di truffa bensì al massimo di insolvenza fraudolenta, chiedendone dunque la riqualificazione del reato. Posizione quest’ultima che non è stata accolta.

L’imputato è un nome noto della cronaca nazionale, spesso denunciato per le sue “imprese” – che sostanzialmente riguardano soggiorni in hotel di prestigio con conti da migliaia di euro mai saldati – anche dalle trasmissioni televisive che ne hanno raccontato le gesta.

Russo, tra l’altro, non aveva colpito solo a Cima ma aveva provato a fare lo stesso anche a Como, nel luglio del 2024. Il personale della struttura ricettiva comasca in cui aveva deciso di soggiornare, in quanto noto proprio per questi precedenti, aveva però avvisato la polizia che era giunta nell’albergo fermando il sospettato e denunciandolo.

I fatti di Cima di Porlezza sono invece più datati, ovvero quando il truffatore non era ancora così noto. Nell’autunno del 2022 era arrivato sul Ceresio soggiornando per otto notti senza pagare alcun acconto nonostante non lesinasse in consumazioni, con un conto quantificato in 6 mila euro. Ovvero la stessa somma per cui ieri il giudice ha disposto la provvisionale del risarcimento. Quando l’hotel aveva chiesto il pagamento, l’uomo aveva cercato di fuggire in macchina senza riuscirci e rimanendo bloccato dalle sbarre del parcheggio. In poco tempo la sua vicenda era finita sul tavolo dei carabinieri di Porlezza per prendere da lì il volo verso la Procura di Como e il processo che si è concluso ieri mattina con la condanna di Russo a sei mesi con il rito abbreviato.

L’imputato, in merito ai fatti avvenuti sul Ceresio, era stato anche intervisto da una troupe della Rai dicendo semplicemente a favore di telecamere, con un sorriso, di «non ricordarsi di quell’episodio di Porlezza» ammettendo però di «aver fatto passi falsi nella vita».

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