Riella a giorni tornerà in Italia: il fuggitivo non si oppone all’estradizione

Gravedona L’ex fuggiasco in attesa dell’imminente visita in carcere dell’ambasciatore. Il trasferimento dal Montenegro dove è stato fermato il 16 luglio dopo quattro mesi di latitanza

La latitanza di Massimo Riella, il fuggiasco di Brenzio, si è conclusa venti giorni fa con il suo arresto in Montenegro, che era riuscito a raggiungere grazie all’aiuto economico di qualcuno e, dove, in base alle indagini degli inquirenti, stava attendendo un passaporto falso per trasferirsi in Sud America. In queste due settimane è rimasto in carcere nei Balcani in attesa di estradizione, ma il suo rientro in Italia, ovviamente non da libero cittadino, è prossimo. Lo conferma il suo avvocato, Roberta Minotti: «La prossima settimana l’ambasciatore italiano andrà a fargli visita – annuncia il legale –È pressoché scontato che presterà il consenso all’estradizione».

Poi occorrerà che i giudici decidano in quale carcere destinarlo. Non al Bassone, dov’era rimasto per alcuni mesi fino al 12 marzo scorso, dovrebbe vedersela con gli agenti penitenziari a cui sfuggì in maniera avventurosa nei pressi del cimitero di Brenzio, dov’era stato accompagnato per far visita alla tomba della madre.

Dopo essersi divincolato e aver sferrato una gomitata al volto a uno di loro, prese la via del bosco e nessuno riuscì più a raggiungerlo. Difficile entrare nella logica del “Petit” – così viene soprannominato Riella in Alto Lario – ma un episodio avvenuto nel bosco a fine aprile ha sicuramente condizionato i suoi piani: un agente penitenziario seguiva il padre, Domenico, diretto a un appuntamento con lui e, raggiunto il luogo, il genitore lo chiamò chiedendogli se fosse disposto ad incontrare anche l’agente.

Riella si presentò, senza peraltro accettare di costituirsi, e quando se ne stava andando vennero esplosi dei colpi di pistola: uno solo in aria a detta dell’agente, quattro o cinque ad altezza d’uomo secondo la versione di Domenico Riella. Lo stesso avvocato Minotti, che in seguito ha incontrato il proprio assistito in luogo stabilito, disse di aver notato una cicatrice fresca alla spalla. In seguito l’evaso sembrava deciso a costituirsi, ma a quanto pare non si fidava più di alcuno e deve aver cambiato idea.

Ma alcune telefonate fatte dal Montenegro in Alto Lario hanno consentito agli inquirenti di individuarlo. Verrà sicuramente processato per a rapina compiuta nell’ottobre scorso ai danni di una coppia di anziani contadini di Consiglio di Rumo, minacciati e malmenati da un soggetto incappucciato per farsi consegnare 700 euro che avevano in casa.

Il padre Domenico e la figlia Silvia hanno sempre ammesso la sua condotta di vita tutt’altro che irreprensibile, ma entrambi si erano detti certi che non sia lui il responsabile di quella rapina; qualcuno, insomma, avrebbe voluto incastrarlo (a giudizio dei famigliari) dimenticando apposta un coltello con le sue impronte nell’abitazione delle vittime. Il fatto è che durante la perquisizione a carico dello stesso Riella, i carabinieri trovarono anche gli indumenti dello stesso sporchi del sangue della vittima.

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