Sesso e nazismo nella chat di classe al liceo Vanoni di Menaggio. Ora il preside ammette: «Sì, sapevamo»

Il caso Messaggio social del dirigente che negava quanto accaduto all’istituto Vanoni: «Sempre più frequenti i casi legati all’uso improprio della tecnologia, non li sottovalutiamo»

Nei giorni addietro, quando la notizia dei contenuti pericolosi della chat di classe dell’istituto Vanoni non era ancora di dominio pubblico, il dirigente scolastico, Silvio Catalini, si era detto all’oscuro di tutto: «Non so di cosa lei stia parlando» - aveva ripetuto più volte ripetuto al telefono.

A distanza di giorni dalla conferma di tutti i risvolti di questa brutta storia di sesso e di slogan neonazisti con tanto di denunce all’autorità giudiziaria, è comparsa una nota sulla pagina facebook dell’istituto con la quale lo stesso dirigente chiarisce la propria posizione e spiega che, in realtà, la notizia era ben nota.

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Indagine interna

«Gli organi di stampa hanno contattato la dirigenza al fine di avere conferma di notizie senza tenere in considerazione l’obbligo di riservatezza e segretezza a cui è tenuto il personale della scuola». Riservatezza, in realtà, che è stata pienamente rispettata, senza alcun riferimento che potesse in qualche modo consentire l’identificazione dei ragazzi minorenni coinvolti. Poco importa, tuttavia. Tutto il resto il dirigente lo ufficializza ora: «Siamo venuti a conoscenza della discussa chat in seguito alla segnalazione di una studentessa – scrive Catalini – È stata subito avviata un’indagine interna e, non senza difficoltà, siamo riusciti a risalire ai responsabili, informando le famiglie. Questo nell’ottica di una sinergia educativa che vuole essere, da parte dell’Istituto, un obiettivo di costante attenzione».

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Le famiglie

«Sul piano disciplinare sono state decise sulla base delle responsabilità – prosegue il dirigente – : dall’allontanamento per un giorno, per quei ragazzi che facevano parte della chat ma non hanno pubblicato contenuti inappropriati, fino a 15 giorni per quelli più coinvolti». Nella chat, nata per confrontarsi sui compiti, erano comparsi ben presto immagini pedopornografiche, frasi e loghi inneggianti a fascismo e nazismo e offensive nei confronti dell’Olocausto, commenti di scherno – in un caso anche a sfondo sessuale – nei confronti di insegnanti, con tanto di foto e video presi a loro insaputa. «Negli ultimi anni le segnalazioni di casi legati all’uso improprio della tecnologia sono sempre più frequenti – sottolinea ancora il professor Catalini – . La nostra scuola ha percepito le notevoli povertà di socializzazione e nei linguaggi di comunicazione degli studenti, sicuramente acuiti dalla pandemia, e porta avanti un lavoro fatto di linee guida e progetti formativi che coinvolgono anche le famiglie. E’ nostra precisa intenzione non sottovalutare alcuna segnalazione relativa a queste tematiche, fornendo un supporto educativo a tutti i soggetti coinvolti e interventi sanzionatori per i responsabili».

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