Allarme caldo nelle Rsa: il rischio di un incremento della mortalità
Non tutte le strutture hanno l’aria condizionata: è obbligatoria solo in quelle di nuova costruzione
Lettura 1 min.Como
Ventilatori, piccoli refrigeratori, finestre sempre aperte e, dove presenti, condizionatori accesi a temperature non troppo basse. Per colpa del caldo questi giorni sono difficili per tutti, ancor più per le residenze per anziani, che accolgono ospiti fragili molto compromessi per i quali l’afa può rappresentare un concreto pericolo per la salute.
Per le Rsa, se non quelle di nuova costruzione, non esistono specifici obblighi circa gli impianti di condizionamento. E così buona parte delle strutture più storiche, con sede magari in palazzi d’epoca, non hanno sistemi di raffrescamento. Succede per esempio in città alle Marcelline, dove ciclicamente gli utenti si lamentano per il caldo, da metà giugno davvero intenso.
«Una percentuale non così minoritaria di Rsa non ha i condizionatori – commenta Mario Sesana, presidente provinciale di Uneba, ente che rappresenta le residenze per anziani non profit – ed il problema in questa seconda parte del mese non è di poco conto.
La legge impone alle strutture i sistemi di raffrescamento nelle nuove costruzioni, oppure nelle Rsa che hanno portato avanti grandi ampliamenti e grosse riqualificazioni. Altrimenti non ci sono obblighi ed anche a noi in queste settimane sono arrivate alcune segnalazioni. Per un tema che non interessa solo le Rsa, ma anche le comunità socio sanitarie, le strutture protette, gli ospedali, i centri che gestiscono e curano le persone fragili». Si pensi ad esempio ai centri psichiatrici.
Del caldo alcuni utenti si lamentano anche dalla Rsa di Rebbio. «Ma noi abbiamo ovunque gli impianti di condizionamento – replica Marisa Bianchi, direttrice della Ca’ d’Industria – con anche la possibilità di autoregolazione manuale. Come ovvio non sotto una certa soglia perché troppo freddo può nuocere, c’è un regolamento, i familiari non devono pensare di poter impostare temperature da supermercato».
Alle Giuseppine c’è l’aria condizionata nel salone e negli spazi comuni, ma in alcune camere senza aria condizionata sono spuntati a giugno tanti ventilatori e più di un parente racconta il disagio del caldo intenso. «Noi dopo anni di attese a Lomazzo abbiamo realizzato un impianto di raffreddamento – dice la presidente della Rsa Rosangela Arrighi – ma solo negli spazi comuni, non nelle singole camere. La scelta è stata fatta sulla base di una valutazione anche di tipo sanitario, perché eccessivi sbalzi termici possono compromettere l’equilibrio degli ospiti». Il caldo estremo non è una tematica da sottovalutare nelle Rsa, secondo un recente studio scientifico la mortalità nelle strutture per anziani che non sono dotate di impianti durante i picchi di calore estivi sale in media del 13%. Con questo caldo africano tante strutture, per esempio Porta Spinola a Mariano Comense dove pure c’è il condizionamento, di recente evitano di portare all’estero gli ospiti, niente sole diretto, niente giri in giardino. Altre strutture colpa della burocrazia non hanno fatto in tempo ad ammodernare gli spazi tramite super bonus. «Noi abbiamo gli impianti di condizionamento e li utilizziamo certamente – dice Alberto Croci, presidente della Ca’ Prina – e avremmo anche i pannelli fotovoltaici, che però proprio per colpa di una autorizzazione burocratica mancante non possiamo ancora attivare».
© RIPRODUZIONE RISERVATA