Botte e droga all’ombra dei clan: chieste condanne fino a dodici anni
La requisitoria del pubblico ministero della direzione antimafia. Sotto accusa padre e figlio
Como
«L’abbiamo ammazzato di botte… gli ha dato talmente tanti pugni in testa ed in faccia…». Giovanni Pirrottina parla al telefono e lo fa vantandosi con un esponente della cosca Pesce di Rosarno. Quel vanto, ora, rischia di costare a lui e al figlio Giacomo una condanna a 11 anni di carcere a testa.
Il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Sara Ombra, ha chiuso ieri il processo a carico di sei imputati finiti in un’indagine in odor di ’ndrangheta, anche se a nessuno è stato contestato il reato di associazione mafiosa. E lo ha fatto con sei richieste di condanna. Le vicende più gravi sono quelle che tirano in ballo padre e figlio, arrestati un anno fa nell’ambito dell’indagine della Questura di Como Hocus Pocus insieme a Marco Bono, personaggio di spicco del mondo criminale dell’area di Cadorago.
In particolare i due, con la complicità di Bono, sono accusati di aver picchiato, minacciato, prestato denaro a tassi d’usura a un imprenditore. I due Pirrottina (secondo l’accusa, supportata dalle indagini della squadra mobile di Como) sarebbero andati a fargli capire con tipici metodi ’ndranghetisti che doveva restituire loro i soldi prestati: pugni in testa, in faccia, botte.
Pirrottina lo racconterà dopo, ridendo con un interlocutore: «L’abbiamo ammazzato di botte».
Ma a processo sono finiti anche altri imputati, accusati di spaccio di droga. In particolare Michele Cutrì, considerato uomo di fiducia di Marco Bono, per il quale il pm ha chiesto 12 anni di reclusione; Nicodemo Macrì, accusato di alcuni episodi di spaccio sempre con Bono a cavallo tra le province di Como e Varese, per cui è stata sollecitata una condanna a 8 anni.
Gli ultimi due imputati anche loro sono accusati di spaccio di sostanze stupefacenti, ma legati a un altro giro: quello messo in piedi da Vincenzo Milazzo nella zona dell’erbese, con il coinvolgimento dell’ex boss della locale di Canzo-Asso della ’ndrangheta. La pm ha chiesto 6 anni e 3 mesi di reclusione per Ibrahim Zabzuni e 9 anni di carcere per Mario Polito.
Il grosso degli imputati di questa vicenda, compresi gli imputati più coinvolti (Bono da una parte e Milazzo dall’altra) era già stato giudicato in udienza preliminare.
La sentenza è attesa per fine giugno.
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