Condannato il pirata della strada. «La morte di mia figlia vale nove anni»

Vertemate con Minoprio Noemi Fiordilino travolta nel ’marzo 25 a Lurago Marinone mentre soccorreva un coniglietto. Riconosciuto l’omicidio pluriaggravato: ubriaco, con la gamba ingessata e oltre i limiti di velocità

Vertemate con Minoprio

«Sono una mamma che non ha più una figlia, una figlia la cui vita vale nove anni. Per una mamma che perde una figlia in questo modo anche l’ergastolo è poco, perché la pena a vita e nostra. L’importante è che questi nove anni se li faccia tutti, pentendosi ogni giorno di quello che ha fatto».

Il dolore della madre

Sono parole di dolore quelle della mamma di Noemi, Cristina Bairati, pronunciate pochi attimi dopo la sentenza letta dal gip Walter Lietti che ha condannato a 9 anni di pena Vincenzo Crudo, l’uomo che era alla guida dell’auto che la notte del 29 marzo scorso – alle 2.25 – travolse e uccise Noemi Fiordilino, scaraventandola per circa 50 metri dopo l’impatto. La giovane, 20 anni di Vertemate con Minoprio, quella notte si era fermata lungo la strada a Lurago Marinone per soccorrere un coniglietto ferito. Con lei c’era il fidanzato che si era scostato un attimo per prendere una coperta dal baule. Quando di rese conto dell’auto che arrivava e del pericolo per Noemi, cercò di tirarla indietro senza riuscirci.

Alla giuda della vettura c’era Vincenzo Crudo, 33 anni di Fenegrò, che rallentò solo di poco per poi fuggire lasciando tuttavia sul posto la targa della propria Volkswagen. I carabinieri, poco più di un’ora dopo erano già a casa sua per verificare l’accaduto. Il fascicolo venne aperto dal pm Giulia Ometto che ieri ha chiesto una condanna a 10 anni, ottenendone nove. La procura ha contestato l’omicidio stradale pluriaggravato da una infinita serie di inadempienze, l’aver guidato in stato di ebbrezza, l’aver omesso di soccorrere la ragazza, l’eccesso di velocità, quantificata in 88 chilometri orari. Crudo, come se non bastasse, si era messo pure alla guida con una gamba ingessata.

L’imputato per un po’ aveva simulato di non essere coinvolto con l’incidente, facendosi trovare a casa fingendo che l’auto – trovata a 800 metri di distanza – gli fosse stata rubata. Una tesi che non aveva retto e che a giugno l’aveva poi portato a confessare. L’investitore, come detto, era poi risultato ubriaco con un tasso vicino all’1.50 grammi per litro, quando il limite è a 0,50 diventando penale dallo 0,80.

Tensione in aula con i parenti

Ieri mattina l’imputato si è anche presentato in Tribunale e non sono mancati momenti di tensione con i parenti di Noemi. La polizia giudiziaria ha poi controllato che tutto proseguisse senza problemi mentre Crudo tornava a casa senza assistere alla sentenza. La difesa, con l’avvocato Antonio Rodontini, aveva già formalizzato nella precedente udienza la richiesta di rito abbreviato che ha portato allo sconto di un terzo della pena.

«Giustizia, non vendetta»

«Quello che conta è che sconti la pena e che capisca quello che ha fatto. – ha poi commentato l’avvocato della famiglia Rosaria Coletta – Non è una questione di vendetta, è una questione di giustizia. Per le parti civili non c’è mai una condanna che possa essere sufficiente». Costituito in aula anche il fidanzato di Noemi rappresentato dall’avvocato Silvia Giamminola. I parenti, al termine dell’udienza, si sono poi radunati all’esterno del Tribunale: «Ho la fortuna di avere avuto Noemi nella mia vita – ha detto la mamma - Era una ragazza solare. Vorrei andare a trovare l’imputato, ma quel giorno dovrà chiedermi scusa».

Fuori dall’aula, accanto alla famiglia di Noemi, c’era anche l’associazione Anima Meticcia di Fino Mornasco: «Costruiremo un gattile in sua memoria», ha concluso la mamma, prima di lasciarsi abbracciare in una stretta forte che non sana le ferite ma che fa comunque bene all’anima. Almeno un po’.

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