Eredità da centinaia di migliaia di euro: ma qualcuno potrebbe aver falsificato il testamento

A Beregazzo la Procura sequestra l’atto di successione poco prima della sua pubblicazione. Sotto indagine uno dei familiari, ma il grafologo di Garlasco: «Impossibile dire sia opera sua»

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Beregazzo con Figliaro

Avrebbe tutti gli elementi per diventare un romanzo giallo o la sceneggiatura di un film, la storia finita sul tavolo del giudice delle indagini preliminari di Como chiamato a decidere se archiviare o meno le accuse di falso in testamento e truffa a carico di un nipote del de cuius. Storia che vede un’intera sul piede di guerra e che va raccontata dall’inizio. Ovvero dal 23 ottobre 2025, quando Giacinto Antonio Bracchetti muore all’età di 85 anni. Vedovo, senza figli, tutta l’eredità del pensionato - che abitava in una graziosa villetta a Beregazzo con Figliaro - va agli eredi naturali: quattro fratelli ancora in vita e i 9 figli degli altri quattro fratelli già morti.

Eredità non milionaria, ma decisamente cospicua: oltre alla villetta, anche un conto corrente con 150mila euro circa, preziosi vari e buoni postali per qualche altra decina di migliaia di euro. Poco meno di tre settimane dopo l’addio a zio e fratello, gli eredi si ritrovano a casa del signor Bracchetti. Viene aperta la cassaforte dove, all’interno, vi sono i buoni postali e un plico con diversi atti notarili. I parenti si dividono i compiti: una nipote viene incaricata di chiamare il notaio, ad altri due nipoti vengono affidate le chiavi di casa, il plico con il contenuto della cassaforte viene preso da un quarto nipote.

La scena si sposta a questo punto dal notaio. Dove viene portato, ma non lasciato, il plico con gli atti notarili. Nessuno parla della presenza di un testamento. Fino a un mese dopo la scomparsa di Giacinto Bracchetti. Il 26 novembre il cugino che aveva il fascicolo con gli atti notarili, Fabio Bracchetti, scrive agli altri parenti e annuncia (non testualmemente): tra i documenti dello zio ho trovato un testamento del 2019. Chi è l’erede? Sono io. Alcuni parenti gli fanno le congratulazioni. Ma i più, tre giorni dopo, si presentano nella caserma dei carabinieri di Lurate Caccivio. E presentano una denuncia formale, ipotizzando una possibile truffa.

Scatta una corsa contro il tempo: il 10 dicembre è la data fissata per la pubblicazione ufficiale del testamento, ma a questo punto interviene la Procura, blocca tutto e sequestra l’atto. Che viene consegnato allo studio di Oscar Ghizzoni, consulente già nominato per il caso Garlasco. La grafologa analizza il testamento e conclude: si tratta di un falso, un tentativo di emulazione della firma e della grafia del deceduto. Ma allo stesso tempo la consulente della Procura dice pure: impossibile risalire all’autore del falso. Da qui la decisione del pubblico ministero di chiedere l’archiviazione delle accuse a carico di Fabio Bracchetti (difeso dall’avvocato Giuseppe Sassi), per mancanza di prove.

Gli altri parenti hanno presentato opposizione con l’avvocato Biagio Giancola, il quale ha chiesto al giudice di chiedere un supplemento di indagini perché di fronte a un testamento falso, a suo giudizio, non si può ignorare il fatto che il primo sospettato del tentativo di truffa sia l’unica persona che avrebbe tratto vantaggio dalla pubblicazione dell’atto successorio.

L’ultima parola, dal punto di vista penale, spetta al giudice delle indagini preliminari. Fino ad allora, il mistero resta.

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