«Francesco era d’oro: diffondeva amore»

Uggiate Il paese sotto choc per la morte in un incidente stradale dell’operatore sociosanitario di trent’anni. Commovente l’abbraccio tra i suoi genitori e la famiglia del ragazzo che guidava il Suv finito fuori strada

Uggiate con Ronago

Gli agenti della sezione di Verbania della Polizia stradale, coordinati dalla Procura della Repubblica, sono al lavoro per accertare le cause e la dinamica dell’incidente stradale costato la vita sabato pomeriggio a Francesco Roncoroni, 30 anni di Uggiate. La Range Rover sulla quale viaggiava a fianco del conducente, con altri cinque amici a bordo, è uscita di strada, ha sfondato il guard rail, è precipitata per alcuni metri lungo la scarpata e infine s’è adagiata contro un’abitazione.

Un impatto fatale

Un impatto fatale per Francesco.

Le altre persone nell’abitacolo (tra cui Daniele e Camilla, rispettivamente fratello e fidanzata di Francesco) hanno riportato ferite medicate nell’ospedale di Verbania, ma nessuna di grave entità. Il gruppo di amici tornava da una giornata sugli sci a San Domenico, in valle Divedro, provincia di Verbania: i ragazzi se l’erano concessa come regalo per i 30 anni di Francesco, compiuti il 9 marzo. Erano partiti da Uggiate, il paese di residenza di tutti loro, con due automobili. Ma poiché la Range Rover è considerata un’auto “blindata” sul fronte della sicurezza, a trazione quattro per quattro, con una guida massicciamente assistita dalla moderna elettronica, nell’ultimo tratto si erano serviti tutti di quest’ultima. Una garanzia in più doveva essere proprio il conducente, che guida camion e ruspe per lavoro, e quindi esperto al volante.

Ma il destino li aspettava lungo la strada del ritorno a casa, a Gebbo, sotto una fitta nevicata che poi ha complicato anche le manovre di soccorso. «Una tragica fatalità», dice la gente che si reca in casa Roncoroni, abbraccia la mamma Nicoletta, il papà Gianni ed ha assistito all’abbraccio tra le famiglie di Francesco e dell’amico che guidava il Suv.

Tanti giovani si soffermano nella “Curt dal straluss”, la corte così chiamata dal soprannome del bisnonno, fulmineo nell’attività da contadino. Stanno immersi nei loro pensieri, si tengono per mano, come Francesco che ha tenuto per mano gli anziani della Rsa Fatebenefratelli di Solbiate e della Rsa di Olgiate, prima che il Consorzio servizi sociali dell’Olgiatese lo chiamasse per dedicarlo ai bambini con disabilità della Casa di Paolo e Piera: operatore sociosanitario, il suo ruolo professionale

L’affetto degli anziani

«I nonnini e le nonnine si erano tanto affezionati a lui da chiedere videochiamate quando andò in ferie negli Stati Uniti - ricordano affranti i colleghi - “Fateci vedere Francesco”, dicevano, “e che torni presto a giocare con noi”». « Non era un lavoro, per lui – sottolineano - Era un modo per diffondere amore».

Come se in trent’anni dovesse dispensare tutto l’amore che un essere umano dispensa in una vita. «Ai genitori vorrei dire che Francesco era un ragazzo d’oro: ha moltiplicato le doti e i valori che loro gli hanno trasmesso» dice, accorato Andrea Catelli, direttore del Consorzio. Tutti gli operatori, il Consiglio d’amministrazione e i genitori dei piccoli ospiti condividono il compianto. «Avreste dovuto vederlo con i bambini – prosegue il direttore – Nessuno era sollecito, premuroso ed attento come lui, ma nella gioia. Mai un momento cupo».

Ogni tanto chiedeva: «Sarò all’altezza per questi bambini?». E dovevano rassicurarlo: «Che cosa vuoi fare di più?». Francesco, dicono, l’amore diventato Infinito.

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