Il crollo del muro a Olgiate: «Non date la colpa ai lavori nel parco»

Il caso Parla il progettista e direttore del cantiere di villa Camilla. «La grandine ha chiuso una grata, l’acqua non defluiva, mentre ha retto l’area a monte dove siamo intervenuti»

Nessuna correlazione tra il crollo del muro di cinta del parco di Villa Camilla e i lavori in corso. Lo precisa l’architetto Mario Bonicelli, progettista e direttore dei lavori di riqualifica del parco, con l’obiettivo di fornire adeguati argomenti tecnici ai cittadini e agli amministratori locali.

«La sera di sabato 13 maggio sono scesi, su Villa Camilla e dintorni, 25 millimetri d’acqua in dieci minuti, con un picco d’intensità di mm 665/h, durato per fortuna pochi istanti. Il risultato di questa improvvisa concentrazione idrica nell’invaso del parco, talmente repentina da essere respinta dal terreno, ha determinato l’impatto sulla porzione di muro accanto al Medioevo di una cascata di diversi metri cubi – spiega Bonicelli - Ne è la prova il livello segnato sull’interno del muro dal deposito galleggiante degli aghi di pino, dimostrando anche il livello di limpidezza dell’acqua, segno che nessuna traccia di terra o fango è stata assorbita dal terreno e quindi trascinata sul muro».

Orbene, aggiunge l’architetto: «È facile concludere che la pressione idrodinamica a ridosso di un muro quasi bicentenario, costituito da materiale misto e borlanti di fiume legati da impasto di calce e sabbia, ha costretto il muro a fare da diga fino al punto di cedere una porzione sommitale e mediale, con un’apertura “a unghia” che ha portato a terra alcuni metri cubi di materiale portante. In altre parole, il muro ha lasciato andare quella porzione sufficiente a far defluire l’acqua che non era defluita dalla griglia presente a monte del muro, chiusa dalla grandine, proprio nel centro del punto di scalzamento». Ha stupito gli osservatori comuni il fatto che dietro il muro di scarpata il terreno sia rimasto perfettamente in piedi.

Una lunga relazione

«Quando avvengono questi fenomeni la cosa che normalmente balza più all’occhio è che l’acqua causa frane e smottamenti, trascinando con sé enormi volumi di terra e di fango – prosegue l’architetto - Questo fatto, a maggior ragione, avrebbe dovuto succedere nel contesto attuale di Villa Camilla, in questi giorni non protetto dal manto erboso, per via delle operazioni di semina in corso. Invece, anche in virtù dei lavori di consolidamento effettuati per l’esecuzione dei nuovi vialetti in conglomerato drenante, non si è verificato un minimo cedimento sulle scarpate a monte. Ne è la dimostrazione che il vialetto ciclopedonale, realizzato nei giorni scorsi appena sopra il muro, non si è mosso di un centimetro ed è lì perfetto al suo posto».

«Progetto innovativo»

Prossima la riapertura del parco riqualificato. «È un progetto di restauro articolato e complesso, già presentato fuori Italia in due convegni internazionali, in quanto considerato tra i più innovativi nel panorama italiano – conclude Bonicelli - Proprio per questo, a poche settimane dalla conclusione, l’evento calamitoso ci ha gettato nello sconforto più totale. Si sta già pensando di riproporre alla Soprintendenza l’idea di non ricostruire semplicemente questo pezzetto di muro, ma di recuperare una precedente idea di aprire qui il quarto accesso sull’anello murario del parco. Sarà l’occasione per trasformare un evento sfortunato in un’opportunità».

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