«Orti abusivi». In sei a processo
per un hobby
Palazzo di giustizia Denunciati dalla Polizia locale per aver seminato terreni del Comune e utilizzato baracche improvvisate
Si difendono dicendo che gli orti e le baracche usate per depositare attrezzi e, in un caso, adibite ad un “minimo” alloggio dotato di punto cottura, bombole di gas e mobili, erano in realtà presenti da decenni senza che nessuno avesse mai detto nulla. Per questo, avevano deciso di usare quello spazio per l’hobby dell’orto, mettendo in terra semi di frutta e verdura che accudivano con attenzione e meticolosità.
Solo che per la Polizia locale, che nell’ottobre 2020 fece un sopralluogo, quell’area avrebbe dovuto essere sgombra in quanto di proprietà del Comune. Quegli orti e quelle baracche, insomma, erano e dunque abusivi.
Per questo motivo, che fa riferimento ad una porzione di terreno che si trovava in via Di Vittorio a Rebbio, sei cittadini – non tutti residenti qui – sono finiti di fronte ad un giudice accusati di invasione di terreni ed edifici, ma anche – in un solo caso – di aver rubato l’acqua attaccandosi in modo non consentito all’acquedotto comunale.
La prima udienza
La prima udienza si è tenuta questa settimana. A testimoniare gli agenti della Polizia locale che effettuarono il sopralluogo. Il processo, di fronte al giudice Valeria Costi, proseguirà a novembre con gli imputati che saranno chiamati a fornire la loro versione dei fatti. L’accusa, come detto, parla di una invasione «arbitraria e senza autorizzazioni oppure senza concessioni» su una porzione di terreno – che oggi non c’è più – che era di proprietà del Comune di Como.
Gli agenti trovarono una serie di orti, una conigliera, ma anche manufatti per depositare attrezzi da lavoro, un camioncino e anche dei fabbricati nemmeno piccoli, uno di cinque metri per otto, in ci si poteva anche sedere per mangiare grazie ad un apposito angolo cottura, e pure un allacciamento non consentito all’acquedotto.
Da decenni
Gli avvocati però (Simone Bosisio, Giovanna Marro, Marcello Iantorno, Christian Mazzeo, Duccio Campisani) non ci stanno rispondendo punto su punto alle accuse, partendo sostanzialmente dal fatto che quelle strutture erano presenti in loco da decenni, non realizzate da quelli che sono gli imputati che si limitarono ad utilizzarle per coltivare la terra. L’abuso dunque, secondo i legali, se ci fu fu fatto da altri e certo non dalle persone che furono in quei giorni trovate sul posto e che per questo sono poi state chiamate a risponderne.
Nei guai – in attesa di difendersi davanti al giudice – sono finiti a vario titolo Antonino Spante (accusato anche del furto di acqua, 56 anni di Cadorago), Salvatore Ranni (78 anni di Como), Noomane Ammar (tunisino di Como, 56 anni), Yuksel Artan (turco di Como, 56 anni), Seyit Soylu (turco di Como, 3 anni) e infine Giacomo Boscarello, 77 anni di Como.
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