«Telefoni nelle celle per chi è recluso». L’appello al ministro

Guanzate Don David Maria Riboldi si rivolge al Guardasigilli: «Quest’anno 49 personesi sono tolte la vita in carcere»

Il sacerdote guanzatese, cappellano del carcere di Busto Arsizio, ogni giorno sperimenta quanto la solitudine possa portare alla disperazione chi è recluso. «Una telefonata ti può salvare la vita!» scrive nel suo appello al ministro della Giustizia Marta Cartabia e a Carlo Renoldi, capo del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) perché sia concesso il telefono nelle celle, come avviene in altre carceri d’Europa.

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Il sacerdote segnala i dati del 2022: «Nelle carceri italiane si sono tolte la vita 49 persone, in questo 2022. La solitudine, l’abbandono, la disperazione urgono alla nostra coscienza risposte concrete. Non facili denunce, ma proposte per arginare l’oscurità, che troppo agilmente prende il sopravvento nelle persone recluse», evidenzia don David che si rivolge direttamente al ministro: «La supplico: il telefono in cella, senza limiti di orari, era già una delle proposte della commissione Ruotolo, dello scorso dicembre. L’incidenza storica di quanto accade fa piovere su di lei una richiesta, cui certo il suo cuore non sarà sordo. Non passerà un altro Kayròs (un tempo opportuno): se non lei, chi? Se non ora, quando?».

A chi è perplesso, il sacerdote fa notare come i circuiti di sorveglianza e la tecnologia possono agevolare i controlli e le registrazioni. «Bisogna avviare un dialogo tra sensibilità diverse, ma consapevoli tutti che 10 minuti alla settimana è veramente poco per riuscire a coltivare i legami familiari».

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